Il Wing Chun, (Eterna Primavera) è uno stile di kung-fu a corta distanza derivato dal sistema di Shaolinquan del sud della Cina. Il nome è l’abbreviazione di Wing Chun Kuen (Pugilato dell’Eterna Primavera) Una leggenda vuole che il Wing Chun Kuen sia stato concepito dalla monaca buddhista Ng Mui intorno alla seconda metà del XVII secolo, dopo essere sfuggita alla distruzione di un monastero Shaolin assieme ad altri monaci. Sempre secondo la leggenda, lo stile deve il suo nome alla prima allieva di Ng Mui, Yim Wing Chun, codificatrice e riorganizzatrice dello stile presso il tempio della provincia di Kwantung (Guangdong).

Il primo maestro di Wing Chun a insegnare liberamente e apertamente questa arte marziale fu Yip Man. Yip Man insegnò parte del programma anche al mito occidentale delle arti marziali Bruce Lee che lo fece conoscere all’America degli anni sessanta tenendolo come nucleo tecnico e concettuale del suo Jeet Kune Do. In occidente il Wing Chun è stato per lo più insegnato dagli allievi della sua scuola.

La tecnica: I principi del Wing Chun creano un sistema di attacco/difesa che consente di difendersi ed aggredire nel medesimo tempo adattandosi immediatamente ai movimenti, alla forza e al modo di combattere di un eventuale aggressore. Fondamentali per l’apprendimento della tecnica sono alcuni di questi principi, che sinteticamente possono essere così elencati: Se la strada è libera avanza, se la strada è chiusa “appiccicati” all’avversario. Se l’avversario avanza, cedi. Se l’avversario indietreggia seguilo. Liberati della forza dell’avversario. Usa la forza dell’avversario.

Nella pratica occorre essere rilassati, non tesi, per muoversi con fluidità e reagire alle azioni del proprio aggressore. Dando per scontato che non si può vincere lo scontro con i muscoli, la nostra stessa forza non deve diventare un freno, bensì occorre lasciare la muscolatura rilassata, per potersi muovere nella maniera più continua e veloce possibile. Con l’allenamento si impara che, assorbendo la forza dell’avversario, l’attacco contrattacco diventa molto più potente.

Questi principi in teoria sono estremamente semplici, ma necessitano di una pratica assidua e di un allenamento che si concretizza attraverso tre Forme: Siu Nim Tau; Cham Kiu e Biu Tze; serie di movimenti, simili ad una danza che contengono al proprio interno tutte le tipologie di attacco e difesa che si ritrovano nella lotta vera e propria.

Altra forma di training per assimilare i movimenti contenuti nelle tre forme è il Chi Sao in italiano letteralmente: mani appiccicose, consente di sviluppare una reattività tattile immediata ed istintiva in risposta all’azione dell’avversario. Tipici del Wing Chun in oltre sono i pugni a catena: pugni di tipo verticale, ossia con dorso della mano parallelo all’asse del corpo, portati in rapida successione che mirano a seguire l’avversario colpendolo ripetutamente.

La pratica del Wing Chun kung-fu è molto diversa dalle altre più popolari arti marziali, non richiede infatti una fisicità così sviluppata come nel caso del Kung-fu classico (wǔshù) per così dire o il karate, nei quali calci e salti necessitano di una preparazione atletica sopra la media. Si tratta infatti di un’arte marziale, per certi versi data anche la corta distanza, più “statica” ma che tende a stimolare la ricerca del proprio “centro” sia fisico che mentale e che in allenamento in particolare per tattica e strategia, può evocare le atmosfere di una partita a scacchi. L’avversario mi attacca sconsideratamente, il mio Cavallo lo colpisce su un fianco, il mio Alfiere sposta la sua forza di lato, la mia Torre lo sbilancia di fronte e a questo punto basta un pedone per chiudere la partita…Scacco matto!

A cura di Okkialetto Rob


www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

A proposito dell'autore

Scrivi