di Arianna Urbani

Niente di più popolare e scontato per descrivere un posto come Ibiza, l’isola del divertimento per antonomasia. E infatti le prime informazioni che mi vengono fornite quando decido di trasferirmi per lavoro, soprattutto in previsione di un’occupazione che sarà a stretto contatto con il pubblico, sono gli orari e i giorni dell’intramontabile festa Flower Power al prestigioso Pacha Ibiza, il look più adatto per l’immancabile serata all’Ushuaia o il modo più veloce per raggiungere il celebre Space, in Playa d’en Bossa, che non apre mai prima delle sei del mattino.

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Con la prospettiva di rimanere tre mesi, però, gli interessi cambiano e la curiosità di scoprire il vero volto di un’isola sulla quale si accendono i riflettori durante il solo periodo estivo è più forte della musica che proviene dai locali stracolmi di turisti. Dimentico per un attimo le discoteche, i cocktail in spiaggia fino alle cinque del mattino.

Dimentico le strade affollate, le luci psichedeliche, la sfrenatezza e la trasgressione che con tanta ostinazione si vengono a cercare in questo luogo che, se solo si imparasse a conoscere, aiuterebbe piuttosto a raggiungere tranquillità e serenità.
Chiedo a chi, la vera Ibiza, la vive tutti i giorni.
Provo a chiedere se quella frase rappresenti o meno la loro isla bonita. No: la maggior parte delle persone che turisticamente visiterà l’isola non coglierà mai quello che Ibiza realmente è.
Esiste in effetti un’altra Ibiza, quella che cambia il tuo modo di pensare, quella che ti spinge a riflettere: quella che ti rimane nel cuore.
E’ l’Ibiza di metà ottobre, dalla temperatura ancora tipicamente estiva ma libera finalmente dai visitatori. E’ l’isola che ti conquista durante un giro in macchina, con due amiche e tre birre, poco prima del tramonto. E’ l’Ibiza di Es Vedrà.

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Imponente e maestosa, Es Vedrà è un piccolo gruppo roccioso che raggiunge i 380 metri d’altezza, posto quasi magicamente di fronte all’isola del divertimento. Oggi completamente disabitato, parte della riserva naturale di Cala d’Hort , il complesso affascina e fa innamorare al primo sguardo per il suo aspetto selvaggio e misterioso. “Mistero” sembra essere in effetti la parola più adatta al posto: l’isola è infatti perennemente circondata da un alone di mistero e superstizione, di miti e leggende che riportano, addirittura, all’antica città di Atlantide, o, secondo Omero, Isola delle Sirene. Secondo gli occultisti, i poteri magici del posto deriverebbero dal fatto che l’isola è governata dallo Scorpione, il segno degli estremi, di distruzione e di rigenerazione.
Se provassimo a guardare  Es Vedrà dal satellite, la vedremmo completamente oscurata, esattamente come succede per altri luoghi ritenuti “magici” come la Casa Bianca o il Pentagono statunitensi. Si pensa inoltre  che Es Vedrà sia uno dei triangoli di energia “inspiegabile” presenti nel mondo, insieme, ad esempio, al famigerato Triangolo delle Bermuda che, a partire dagli anni cinquanta è divenuto famoso per convinzione popolare che vi si verificassero episodi di sparizioni di navi e aeromobili, motivo per il quale alcuni autori hanno soprannominato la zona “Triangolo maledetto” o “Triangolo del diavolo”.

Seppure ormai noto il motivo per il quale bussole e apparecchi elettronici “impazziscano” in prossimità di Es Vedrà (fenomeno dovuto all’alta concentrazione di metalli e minerali presenti nelle rocce), rimangono senza apparente spiegazione i sempre più frequenti avvistamenti UFO e di altri strani fenomeni, come gli enormi cerchi di luce che più di una volta, da quanto si racconta, avrebbero terrorizzato gli ignari pescatori che navigavano al largo delle sue coste.
Quello che è certo è che Es Vedra ha la forma della testa di un drago semisommerso al quale si dovrebbe pagare un “tributo” per conquistare la sua benevolenza. Quale sia il motivo che spinge le persone a farlo, il tributo viene pagato ed è allora facile incontrare oggetti personali lasciati da superstiziosi e non.

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E’ qui che, silenziosamente, si riuniscono gli abitanti di Ibiza in attesa del miracolo. E’ qui che, silenziosamente, mi sono seduta anche io, tra impazienza e scetticismo, tra dubbi e curiosità. Parole d’ordine: vietato parlare ad alta voce, vietato disturbare con il suono dei cellulari, ma soprattutto, vietato pensare. E’ facile per Es Vedrà diventare la protagonista assoluta e lo è ancora di più per me riuscire a non concentrarmi su altro.
Finalmente è l’ora della tanto attesa puesta del sol. E così, mentre turisti principalmente inglesi e tedeschi sono disposti a spendere anche 80 euro per sedersi al gettonatissimo Cafè del Mar e godersi il tramonto, io mi trovo di sera con appena dieci persone di fronte a una vista mozzafiato di quello che stato definito da Nostradamus, 500 anni fa, l’ “ultimo rifugio sulla terra”.

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Prendo la macchinetta, voglio immortalare il momento. “Non fotografare, guarda soltanto”. Mi suggerisce avvicinandosi un uomo sulla cinquantina, uno strano hippie che vive da anni, da solo, nelle vicinanze.
Accetto il consiglio e, dopo un’ora, mi accorgo di essere ancora lì, di non aver mai staccato lo sguardo, di non aver parlato neanche un attimo con Olivia e Maite.
Soltanto quando arriva il buio totale decidiamo a malincuore di andare via e alzandomi, quasi inconsapevolmente, lascio anche io un mio oggetto personale.
La magia è avvenuta.


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