Il termine geisha, tradotto letteralmente, potrebbe essere “artista” o “persona d’arte”. Fin dai tempi passati, in Giappone le geishe adottavano un tipo di make-up molto più elaborato rispetto a quello delle culture occidentali. Il cerone bianco impiegato per il trucco della pelle viene chiamato “Oshiroi” (un composto bianco cremoso), altrimenti si applica il “Bintsuke-abura”, ossia una versione più leggera di una pomata utilizzata dai lottatori di sumo per ungersi i capelli. Il “Bintsuke” è una sorta di cera profumata, che viene sfregata tra le mani in modo da renderla quasi allo stato liquido, applicata scrupolosamente su tutto il viso (labbra incluse) e sul collo, che serve in pratica a far aderire meglio il fondotinta che vi verrà poi sovrapposto. Usando un pennello si sparge il composto sul collo, scendendo verso il basso e fermandosi appena sopra al seno, aiutandosi con una spugna a stendere il prodotto in maniera uniforme. Dopo aver eseguito l’operazione, il tutto viene fissato applicando della povere di riso. Prerogativa della geisha è sempre stata l’avere una pelle assolutamente cerulea e diafana: per ottenerla, si usano delle maschere schiarenti, la più usata è da sempre una crema color giallo paglierino a base di polvere di escrementi di usignolo. Per enfatizzare l’effetto “maschera”, il trucco del viso lascia libera una striscia di pelle adiacente all’attaccatura dei capelli, artificio che crea l’illusione di indossare proprio una maschera bianca. L’oshiroi va steso anche sulla parte destra e sinistra della nuca (“komata”, parte del corpo ritenuta focale nell’erotismo della tradizione nipponica), lasciando due lembi di pelle senza colore, a forma di“V”, che dal collo scendono verso il basso. A volte queste “code” sono addirittura tre, formando una “W”: questo metodo di dipingere la nuca è riservato alle occasioni più formali, ad esempio durante la cerimonia di debutto di una maiko (apprendista), quella di passaggio da maiko a geisha, altrimenti quando viene indossato un kimono formale. Il trucco degli occhi, invece, prevede l’applicazione di ombretti rossi o rosati di varie intensità sulle palpebre e una bordatura del perimetro oculare con dell’eye-liner nero. La quantità di rosso esibita ha un preciso significato, indicando quanto tempo manca ad una maiko per divenire una geisha vera e propria, diminuirà progressivamente nel tempo, fino a quando il rosso intorno all’occhio sarà minimo o potrà addirittura sparire del tutto. Le sopracciglia vengono disegnate esattamente al centro della fronte con del marrone scurissimo tendente al nero, talvolta anche con un tocco di rosso, conferendogli la classica forma dritta, spessa e corta. Per le labbra, invece, viene usato un rossetto 
di colore rosso molto acceso, applicato tramite
un pennello soltanto al centro della bocca, cancellandone completamente gli angoli esterni. Le “maiko”, all’inizio del loro percorso
di formazione, applicano soltanto una punta di rossetto al centro del labbro inferiore, man mano che avanzerà nel grado dei suoi studi riempirà progressivamente sempre di più il labbro inferiore, per poi passare anche a quello superiore, fino al raggiungimento del ruolo di geisha, quando dopo qualche anno avrà entrambe le labbra dipinte. All’inizio della sua carriera, la maiko viene aiutata a truccarsi da sua sorella maggiore (Onesan, che la prende sotto la sua ala protettiva) e dall’okasan, ossia dalla proprietaria dell’okiya di cui fa parte, impiegando inizialmente circa un’ora, per poi imparare a farlo autonomamente in circa mezz’ora. Divenuta geisha, essa continua a truccarsi nello stesso modo per i successivi tre anni di servizio, poi comincerà ad indossare kimono meno elaborati ed un trucco più semplice, acconciando i capelli raccogliendoli indietro alla nuca, tenuti in un semplice chignon, in quanto la maturità artistica raggiunta (“gei”) prende il sopravvento sulla mera apparenza. Specialmente dopo i trent’anni d’età, una geisha non indossa mai questo pesante trucco e la parrucca (“katsura”), tranne che in occasioni particolari e formali o se le viene richiesto di danzare.

Testi tratti da “Manuale di Make-up professionale”
© ROSSANO DE CESARIS – Roma, 2013


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