Nella comunicazione, la donna trasmette una serie di messaggi impliciti, sottintesi, ma che crede che arrivino chiaramente; in fase “ricevente” poi, applica la stessa decodifica. L’uomo invece è più diretto e semplice, e normalmente le sue parole non hanno sottintesi. Se lei dice “ho mal di testa” intende dire: “ma perché non mi dai una mano?” mentre lui dicendo: “ho mal di testa”, intende solo dire che ha mal di testa! Nel conflitto la donna cerca il contatto, tende ad attaccarsi, ad aggrapparsi (sia perché è più capace di gestire il conflitto stesso, sia perché teme l’abbandono); invece l’uomo cerca di sfuggire, di allontanarsi “finché non le è passata” (perché il conflitto in sé gli dà più disagio). Nel fare una critica, la donna tende a trasformare il “tu hai fatto… ” in “tu sei un… ”. In altre parole tende a trasformare la critica di uno specifico comportamento negativo in un giudizio globale, spesso drastico e ingiusto, sulla persona che quindi si sente “marchiata” anche solo per un singolo errore; e si allontana con molta amarezza, sentendosi profondamente non capito, non-accolto, rifiutato. La donna fa così perché ha nell’inconscio un fortissimo bisogno che lui sia buono-bravo-affidabile al massimo, e ogni suo sbaglio suscita un (sempre inconscio) terrore di aver sposato “quello sbagliato”. La donna è molto esigente nel rapporto, quindi molto severa.

Si potrebbero dire molte altre cose. In pratica:

la donna deve ricordarsi che…

▪ …i suoi messaggi inespressi, silenzi eloquenti, sottili allusioni, abili sottintesi, non vengono assolutamente, o il più delle volte captati dal marito: lei deve imparare a parlare apertamente (e ci vuole tutta la vita, per impararlo;

▪non deve lanciare giudizi sulla persona, ma criticare (quando necessario) il fatto sbagliato in sé: “per favore metti la tua roba da lavare nel cestone” anziché “sei proprio disordinato!”;

▪ricordarsi che lui non sopporta il conflitto, e quindi se sfugge non è necessariamente perché “ha la coda di paglia”, ma solo perché non sa gestire la situazione dal punto di vista emotivo;

e l’uomo deve ricordarsi che…

▪… molto, molto spesso dovrà chiedersi: «Cosa sta cercando di farmi capire dicendomi questo?», soprattutto quando a un certo punto lei non gli dice più niente!

▪… dietro a molti giudizi duri e magari ingiusti che lei gli lancia quando è arrabbiata, ci può essere paura, vulnerabilità, e una forma paradossale ma molto profonda di amore, come se lei gli dicesse: «per me sei così importante che non posso sopportare che tu mi deluda»;
mentre a tutti e due conviene…

▪imparare a non emettere (o meglio a sparare) giudizi finché si è arrabbiati, perché chi è arrabbiato non ha mai una visione obiettiva dei fatti, e diventa inevitabile ferirsi a vicenda inutilmente.

Possono bastare 20-30 minuti per calmarsi un po’ e riprendere la discussione più sereni. Bisogna che quello meno agitato dei due trovi il coraggio di dire: «Per ora è meglio lasciar perdere, però non lasciamo cadere la cosa; ne parleremo più tardi».

A cura della Dr.ssa Liliana Barbus, psicologo
Cell. 329/4018692
E-mail: barbus15963@ordinepsicologilazio.postecert.it


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