di Giulia Sofia Arduini

 

Prima di parlare di “Sin City 2 – Una donna per cui uccidere” è necessario fare una debita premessa: quello girato a quattro mani dal golden boy Robert Rodriguez e dal Maestro del fumetto Frank Miller è un film che non è un film, e chiunque vada al cinema senza essere consapevole della sua sostanziale anima fumettistica si prepari a rimanere (quantomeno) perplesso.
932Il motivo di questo necessario preambolo è presto detto: l’universo di Sin City segue delle regole e delle dinamiche non paragonabili a quelle degli altri film, e come spesso è stato detto, assomiglia di più ad un fumetto animato interpretato da persone reali.Con tutti i pregi ed i (non necessariamente tali) difetti del caso.
Il film, infatti, si adatta benissimo alle pagine della storia da cui è tratto, e spesso la citazione delle tavole e dei particolari è incredibilmente rigorosa.

 

Un piccolo appunto sento persin city ladiesò di farlo ai costumisti, che hanno tralasciato quell’attenzione maniacale al dettaglio tipica del primo film: in quel caso, gli accessori delle protagoniste femminili erano identici a quelli disegnati da Miller, mentre qui se la saranno sbrigata con un paio di collanine H&M e con 3-4 patacconi appariscenti provenienti dal cassetto di nonna Rodriguez (ma forse la maniacale sono io che mi fossilizzo su queste cose).

 

Tralasciando queste tematiche frivole, chi ha letto il fumetto avrà piacere a scoprire le continue citazioni, visive quanto verbali, presenti nel film. Lo stesso spettatore “vergine”, però, non potrà fare a meno di venire trascinato nella voluttuosa (e delittuosa) girandola di eventi/immagini/dettagli/personaggi offerta dai due (è proprio il caso di dirlo) visionari registi americani.
Strutturalmente il film segue una costruzione ad episodi, in un intreccio hard-boiled di personaggi e storie parallele che si intersecano e si sfiorano più volte, sullo sfondo (e mai termine fu più azzeccato) di una città putrida e corrotta.

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Si sottolinea la componente scenica della città perché tutto ciò che vediamo sullo schermo, ad eccezione dei protagonisti in carne e ossa (c’è molta carne e poche ossa), è stato realizzato digitalmente: durante le riprese, gli attori recitavano davanti al green-screen, in un’ottica di scena minimalista che risulta impossibile non ricondurre al teatro.
Ho sentito di persone che hanno trovato macchinoso e dispersivo l’intreccio di più storie con personaggi diversi, ma chi segue “Il Trono di Spade” e quando vede un film non pretende necessariamente di cucinare anche la Saint Honoré con una mano mentre con l’altra scrive un tesi di fisica quantistica senza perdere il filo della trama, non avrà problemi a seguire le vicende di una serie di protagonisti che, se proprio non appassionano per (l’ottima) caratterizzazione, dovrebbero quantomeno appassionare per bellezza. Sin City è, infatti, un piacere per gli occhi: fotograficamente, cromaticamente e muliebremente parlando.

Dal punto di vista della fotografia, il film continua nel segno del primo capitolo, con quelle scelte cromatiche che tanto fecero parlare nove anni fa: bianco e nero onnipresente, con sprazzi di colore disseminati qua e là a far risaltare alcuni dettagli. Le note di colore non sono scelte a caso, ma seguono, anche in questa occasione, le imposizioni dettate dal fumetto. Negli altri casi, come specifica Rodriguez, la scelta ha una funzione puramente estetica, volta ad attrarre ancora di più l’occhio dello spettatore.
Nel complesso, e come era facilmente immaginabile, si nota anche una maggiore sperimentazione da parte dei due registi, che, forti del primo successo, hanno deciso di osare di più con le aggiunte di particolari di matrice fumettistica e di un 3D per una volta davvero ben riuscito.

Il casting è come al solito a livelli molto alti, nonostante alcuni cambiamenti: la mancanza che si fa sentire di più è quella di Clive Owen, sostituito da un Josh Brolin che fa il suo mestiere senza particolari picchi di enfasi interpretativa, recitando nel capitolo che dà il nome al film. Poiché il personaggio di Brolin/Owen nel corso di questo episodio subisce una plastica facciale (gli eventi narrati sono precedenti a quelli del primo film), ci si aspetta che ad un certo punto sbuchi il Dwight a cui ci eravamo abituati.
Preparatevi alla delusione, perché al348926-sin-city-2-josh-brolin-620x0-21 posto suo si presenterà un Josh Brolin che ha raccolto da terra le protesi facciali di Marv/Mickey Rourke e se le è appiccicate in faccia senza troppa attenzione. Se prima aveva ancora qualche espressione, dopo la plastica si è trasformato in un Moai con la giacchetta (ma tutto sommato ci si abitua).

Mickey Rourke è sempre sul pezzo, e movies-sin-city-2-a-dame-to-kill-for-mickey-rourke-marvcome afferma Frank Miller: “è impossibile, ora, immaginare un Marv senza il volto di Mickey Rourke”. Nonostante le (sue) plastiche e le protesi (di Marv), la sua espressività è imbattibile, e le scene con Marv sono tra le più riuscite.

 

 

sin-city-a-dame-to-kill-for-poster-rosario-dawson-previewLe ragazze sono tutte bellissime, bravissime e seminude, anche se Rosario Dawson, che nel primo film brillava di luce propria, appare più spenta e mascolinamente marcata di come l’avevamo lasciata (ma la colpa secondo me è della fotografia, questa volta in un bianco e nero più marcato).

 

 

 

Eva Green è la new entry che ti aspetti: più0 volte femme fatale sul grande schermo, in questo film raggiunge l’apoteosi della malvagità. Oltre ad essere la donna più caratterialmente estrema del film/fumetto, la sua Ava è anche quella più (ehm, come dire) visivamente spettacolare: passa tre quarti del film nuda ed il restante tempo a cercare un’occasione per spogliarsi.

 

 

Dal punto di vista narrativo, la storia è stata arricchita da due nuovi episodi, che serviranno a dare non poche sorprese a chi, avendo letto il fumetto, sa già cosa aspettarsi.
Nel primo, il papà di Sin City introduce un nuovo personaggio, uno sbarbatello e strafottente giocatore d’azzardo di nome Johnny.
sincityA dare un volto a questo gambler dal passato decisamente inaspettato, un eccezionale Joseph Gordon-Levitt, che (come ha dichiarato in conferenza stampa lo stesso Frank Miller) con la sua interpretazione ha letteralmente trasformato il personaggio, costringendo l’autore a riscriverne le battute.

 

Nel secondo inedito episodio, all’apice della tensione, continua la storia di Nancy, la fulgida ballerina interpretata ancora una volta da Jessica Alba.
sin-city-2-nancy-posterIn questo capitolo, la donna andrà alla ricerca di vendetta per la morte dell’amato Hartigan/Bruce Willis (ancora nel film per la gioia di tutti), dopo essersi tagliuzzata il volto in un impeto (calcolato) di follia.
Poco importa che, nella storia cronologicamente successiva di Marv e Goldie del primo film, lei mostri una pelle divina: voglio credere che a Sin City i chirurghi plastici abbiano raggiunto traguardi impensabili per noi semplici esseri umani a colori, con picchi di perizia in grado di toglierti dal viso pure quell’inappropriata parvenza taglia e cuci da Sally di Nightmare Before Christmas.

 

 

 

Il film, insomma, nonostante le (lievi) imprecisioni di sceneggiatura ed un Clive Owen di meno, è bello. Bello per gli occhi e per la mente, e non delude le (lunghissime) aspettative: sia lo spettatore “fumettisticamente preparato” che quello a secco di informazioni avranno di che gioire per l’agognato ritorno di uno dei film più iconici della storia.

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