Alle volte capita di sentirsi intrappolati all’interno di una vita non nostra, come se stessimo realizzando i progetti di qualcun altro e ci trovassimo lontani migliaia di chilometri da ciò che vogliamo per noi stessi e che potrebbe, magari, renderci felici. “Spesso la colpa deriva dai sensi di colpa che ci portiamo dentro”, spiega Giovanni Porta, psicoterapeuta ed attore. La causa, purtroppo, spesso, va cercata proprio nelle nostre famiglie d’origine.

“La psicoterapia anche attraverso il teatro ci permette di fare un lavoro su noi stessi, di migliorare il grado di consapevolezza verso il nostro legame con la famiglia di origine, – continua lo psicoterapeuta Giovanni Porta – riconoscendo le regole e i doveri che ci sono stati insegnati e prendendoci la responsabilità (e dunque il potere) di rispettarli o meno. Come adulti. Ci sono persone che, pur di non affrontare il senso di colpa per tanto tempo respirato nell’ambiente familiare, rinunciano a mettere in atto progetti di vita autonomi e si privano di esperienze fondamentali. Rinunciano ad avere responsabilità (e dunque potere di scelta) sulla propria vita. E’ una situazione di blocco, che va superata. Con il teatro siamo in grado di mettere in scena, in assoluta sicurezza, una prova di vita differente da quella che stiamo vivendo, possiamo provare senza rischiare quello che vorremmo fare.” Sotto la guida attenta di uno psicoterapeuta, questa prova, può trasformarsi nel tempo nel primo passo del cammino verso la vita che vorremmo per noi.

Come nasce il senso di colpa all’interno delle famiglie

Le famiglie dovrebbero essere contenitori accoglienti all’interno dei quali ricevere amore incondizionato e apprendere alcune abilità fondamentali per poi essere liberi di fare le proprie scelte. “Alle volte, però, – spiega Giovanni Porta – si rivelano luoghi difficili: conflitti e desideri irrisolti dei padri e delle madri possono ricadere sulle spalle dei figli portandoli, consapevolmente o meno, a compiere scelte utili più a soddisfare le aspettative dei genitori che desideri e ambizioni proprie.

Una sensazione che compare spesso nelle famiglie “invischianti” (nelle quali appunto aspettative e desideri dei genitori non lasciano liberi i figli di costruirsi delle vite autonome) è il senso di colpa: quando cerco di affermare me stesso, prendendo scelte personali e magari contrastando visioni familiari incontrate durante la mia infanzia o giovinezza, inizio a sentirmi in colpa, cioè a immaginare – consapevolmente o meno – che qualcuno a cui tengo soffrirà per le mie scelte, e che dunque le mie scelte siano sbagliate e da evitare.

Dietro il senso di colpa si nasconde spesso la preoccupazione che, non rispettando le regole e i doveri stabiliti dall’ambiente familiare, si possa venire esclusi dal calore familiare, ma questo è solo uno spauracchio. Ogni genitore vuole come prima cosa la felicità dei propri figli, anche se spesso non sembra…

Se non si completa il percorso di individuazione, cioè il rendersi autonomi dalla famiglia nella quale si è cresciuti, può capitare che –guardandosi allo specchio e chiedendosi conto di ciò che si è fatto della propria vita – ci si possa rendere conto di avere sprecato un sacco di anni rispettando regole o progetti di vita che non condividiamo. Ma non è mai troppo tardi per cambiare”.

GIOVANNI PORTA
 Psicologo psicoterapeuta di orientamento gestaltico, è esperto di poesia e di teatro. Vive e lavora tra Roma e Milano. Da anni realizza laboratori e percorsi in cui l’arte viene utilizzata con finalità terapeutiche. Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova, si è successivamente specializzato con un master in “Utilizzo di tecniche artistiche nella relazione d’aiuto”, ha una specializzazione in Psicoterapia della Gestalt presso l’I.G.F. di Roma, ed una in “Teatro e Psichiatria”.

Riceve a Roma, in via Pisa 21
, Milano in via Taramelli 59
, Pomezia (RM) in via Rimini 11/B
, Busto Arsizio (Va) in via Mameli, 32

Per info: www.giovanniporta.it – giovanniporta74@gmail.com.


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