Eccoci al secondo episodio della rubrica “senza pensieri”. Oggi vorrei descrivere in breve i sentimenti che stanno dietro la “fuga dei cervelli” cercando di non dilungarmi troppo e ponendo l’attenzione sul risultato, non sempre corrispondente a quello sperato, della partenza in sé. Chi ora, come me, ha tra i trenta e i quarant’anni appartiene ad una generazione (di cui io faccio parte), indicata non a caso con la lettera “X”, adolescente negli anni Ottanta, convinta che l’Italia facesse parte delle economie più avanzate. E quindi i nostri genitori (vissuti in un’epoca di più che sufficiente benessere e con facili opportunità di lavoro) hanno speso il tempo di tutta la nostra infanzia e adolescenza inculcandoci di studiare e studiare per avere delle grandi soddisfazioni nel futuro. Poi ahimè quello che doveva essere un radioso futuro, si è trasformato in un deprimente e buio presente. Infatti, quando la generazione X si è affacciata al mercato del lavoro, dalla seconda metà degli anni Novanta in poi, ha trovato uno scenario completamente diverso da quello che dipingevano i nostri genitori.

E così quelli della mia generazione, definiti choosy, hanno dato inizio alla “fuga” all’estero alla ricerca di una vita indipendente, appagante e non precaria. Nel frattempo mentre la mia generazione parte, si è venuta a creare la generazione, definita con la lettera “Y”, di adolescenti che non sanno vivere senza cellulari, senza internet e senza l’Iphone: la generazione tecnologica.

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Va detto che la partenza all’estero, però, non è né facile, né sempre costruttiva. Vorrei precisare, infatti, alcune cose riguardanti il lavoro essendo quest’ultimo il primo “fattore di spostamento”. Sebbene anche qui la crisi si senta, il mercato del lavoro è più flessibile. Trovare un lavoro da queste parti non è semplice e spesso si incontrano difficoltà a seconda del tipo di lavoro e a seconda dell`indole personale. In definitiva, dalla mia esperienza posso dire che l`età è sicuramente decisiva. Spesso i giovani devono essere disposti a qualche sacrificio e con assoluta facilità potranno trovare un lavoro in ristoranti e pub, il che costituisce sia un “trampolino di lancio” verso posizioni via via maggiormente retribuite, sia un percorso umano di grande valore. Chi invece ha già superato i vent’anni e vorrebbe trovare una posizione in un settore specifico, bè l’Inghilterra ha ancora molto da offrire in particolare se avete una buona conoscenza della lingua.


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