Le storie d’amore raramente sono semplici e lineari, un po’ come la vita. Quando proviamo a inserire qualche esemplificazione, ci accorgiamo quanto viene perduto nella “traduzione”: infanzie felici, adolescenze turbolente o vecchiaie serene si ritrovano solo negli spot pubblicitari o nelle commedie leggere che servono per svagarsi. Nella realtà, la vita, la vita di tutti è complessa, fatta di mille conflitti, ambivalenza, desideri e paure (talvolta, anzi spesso le due cose coincidono e allora si ha paura del desiderio, ma questa è un’altra storia!).

E anche le storie d’amore sono complesse: spesso finiamo per trattare meglio un estraneo del proprio compagno/a di una vita. Altre volte l’amore sembra molto piu’ vicino al pathos che all’eros: la paura di perdere l’altro o il controllo, la diffidenza finiscono per punteggiare costantemente quello che “dovrebbe” essere fonte di amore.

Alcuni psicologi si sono messi di buzzo buono per stilare regole e precetti tutti tratti dal “buon senso” (e il buon senso è la cosa piu’ vicina al conformismo stagnante, anche se questo raramente viene detto) sull’amore.

E allora giu’ con il vivere con intelligenza l’amore, ma anche le emozioni in generale: saper controllare le emozioni (a quanto pare quando si tratta di buon senso il controllo non basta mai!), sapersi ascoltare (che diamine, basta porgere l’orecchio, o no?), vivere con ottimismo il futuro senza preoccuparsi di cosa accadrà (l’ottimismo è il sale della vita, perché rinunciarci rischiando di vivere l’esistenza senza sapore).

Peccato che poi tra il dire e il fare, tra il proporre buoni intenti e il realizzarli ci sia di mezzo il mare. Mare d’inconscio, mare di emozioni che non si lasciano addomesticare così semplicemente. Non basta predicare la “retta via” perché venga seguita. E poi come dire che ci sia solo un modo di amare “correttamente” (altro termine insopportabile, a mio avviso).

Sono anni che il Cespig opera a Roma occupandosi di problematiche d’amore, dalla gelosia alle crisi affettive, e quello che abbiamo potuto vedere è che parlare di intelligenza emotiva sembra rispecchiare un modello precostituito di come dovrebbero essere le relazioni: le persone dovrebbero ascoltarsi e rispettarsi reciprocamente, evitare il possesso ma stare in rapporti di scambio, comprendersi e amarsi, senza perdere la propria identità, e così via. Sembra di stare nel migliore dei mondi possibili di Voltaire, dove normativamente i rapporti dovrebbero essere i migliori di quelli possibili. Chiunque, credo, pensa che fenomeni come la fame nel mondo, o la violenza dovrebbero essere eliminate. Eppure se pensiamo con tali categorie capiamo di quanta utopia ci sia in queste dichiarazioni di intenti.

L’amore sopra ogni cosa diventa uno slogan delirante, così come zero violenza domestica; chi vuole la violenza domestica o la fame nel mondo? Nessuno, evidentemente; ma un’altra cosa è dire cosa fare per realizzare simile ambizioso progetto.

Il Cespig ha proposto in questi anni un lavorare sulle dimensioni affettive in amore, non con un modello precostituito di cosa dovesse essere un rapporto d’amore: piuttosto ha preferito provare ad aiutare a riflettere sul senso di quella che veniva portato nella psicoterapia, con l’obiettivo di promuovere sviluppo nei rapporti. Sviluppo, che non corrisponde ad una strada.

scontata. Sviluppo che talvolta ha significato la fine di un rapporto (moltissimi rapporti sono problematici perché si ha la fantasia dello stare insieme a “tutti i costi” e talvolta questi costi sono altissimi). Altre volte ha significato rimettere in discussione il proprio modo di categorizzare la realtà, trovando nuovi modi per viverla.

Torniamo al titolo di questo articolo: se mi ami ti lascio. Sembra follia se guardato dal punto di vista razionale. Eppure ha un senso se colto nei suoi aspetti emozionali. Se mi ami ti lascio è la premessa di base per alcune persone che tollerano di stare in un rapporto solo se svalutati. In altre parole solo un idiota può stare con me, e amarmi. Quindi se mi ami sei un idiota e ti lascio. Se sei uno sveglio, invece probabilmente ti farai un amante! E la gelosia sarà l’ovvia conseguenza. Sembra complesso, forse un tantinello contorto? Eppure l’avevo detto all’inizio, signori lettori: non siamo affatto creature semplici e l’amore è una splendida lente di ingrandimento che ci permette di vedere questa complessità.

A cura di Marco Ventola


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