La rinoplastica è il terzo intervento più richiesto nella fascia di età che va dai 18 e i 30 anni, dopo la mastoplastica additiva e la liposuzione e il primo per il sesso maschile nello stesso range anagrafico. Un intervento delicato e piuttosto complesso tecnicamente, anche per la coincidenza tra aspettative del paziente e risultato ottenibile, in quanto la forma del naso nuovo dovrà essere inserita armonicamente nella fisionomia complessiva del viso. Le tecniche per rimodellare il naso infatti non solo devono garantire un risultato estetico ottimale ma rispettare la delicata funzionalità di un apparato complesso e raffinato. Non a caso proprio per questa operazione si conta il maggior numero di interventi secondari e terziari per ovviare a un risultato non soddisfacente o a complicazioni che insorgono nella respirazione.

“Le tecniche vengono principalmente ricondotte a due grandi categorie di rinoplastica: a “cielo aperto” (meglio conosciuta come “rinoplastica open”) e “chiuse” (o anche chiamate “endonasali”), ma anche in questa branca chirurgica ci sono novità estremamente interessanti che stanno progressivamente prendendo piede” – spiega il Professor Mario Dini, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica a Firenze e Milano. “La più attuale e in sviluppo è l’utilizzo di innesti, ossia parti di cartilagine e/o osso dello stesso paziente (quindi autologhi) che vengono trapiantati nel naso per creare delle zone di appoggio e di resistenza o colmare perdite di tessuto e ripristinare una impalcatura sottocutanea, per esempio nel caso di lesioni traumatiche. La piramide nasale infatti è formata prevalentemente da ossa (ossa proprie del naso e processo nasale dell’osso frontale) mentre la punta è costituita interamente da strutture cartilaginee (alari, triangolari, quadrangolare). Derivata dalla chirurgia ricostruttiva, per esempio per restituire forme e volume nei piccoli pazienti affetti da labiopalatoschisi dove mancano vere e proprie parti di tessuto che formano una deformità, da alcuni anni la tecnica con innesti è stata estesa con successo al settore estetico. Le rinoplastiche con innesti sono applicate nell’70% degli interventi negli Stati Uniti e in circa il 30% dei casi in Italia. Ancora pochi se pensiamo ai vantaggi, visto che gli innesti rendono il risultato migliore dal punto di vista estetico, più duraturo nel tempo (spesso la punta con gli anni tende a scendere per effetto della forza di gravità) e migliora gli aspetti funzionali legati alla respirazione. Il chirurgo durante l’intervento preleva la quantità di cartilagine ncessaria dallo stesso paziente: ci sono infatti riserve nella zona posteriore il padiglione auricolare dove basta una incisione di pochi millimetri, oppure dalla regione sternale dove si trova un buon deposito di cartilagine costale, infine dall’osso della cresta iliaca. Va detto che ne viene prelevata una quantità minima che poi viene rimodellata, cesellata con strumenti raffinatissimi per adattarla alla zona di destinazione. è intuibile quindi come sia necessaria una manualità di altissimo livello che non si può improvvisare. è come lavorare su un gioiello e incastonare una pietra su una montatura. Gli innesti trasferiti sulla piramide nasale si integrano naturalmente con i tessuti propri. Nei casi di interventi secondari (ma capita di intervenire anche su nasi operati già tre-quattro volte) talora può essere necessario trapiantare una notevole quantità di cartilagine oppure l’osso se il primo intervento è stato troppo demolitivo. Indebolire troppo la punta del naso in un intervento di rinoplastica estetica determina importanti problemi di respirazione. Quando non si possa utilizzare la cartilagine del paziente è possibile acquistare il tessuto da una Banca dell’Osso che offre garanzia di sicurezza per ciò che riguarda eventuali infezioni dei donatori che possono riguardare anche patologie importanti come HCV (epatite C) o HIV. L’innesto può servire a modellare un naso troppo insellato, dare proiezione a una punta, raddrizzarla se asimmetrica o a sostenerla nel tempo quando vi sia bisogno di accorciare un naso, allungare un naso troppo corto, ridare simmetria alla piramide nasale quando ci sia una deviazione del setto, rimodellare un naso post-traumatico o che sia deformato congenitamente come nel caso degli esiti della labiopalatoschisi. La cartilagine comunque non è soggetta a rigetto e non induce reazioni allergiche, inoltre non avendo irrorazione sanguigna mantiene intatte le proprie caratteristiche ed è soggetta ad un riassorbimento molto limitato nel tempo.

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