di Arianna Urbani

Spiagge bianche e clima favorevole?
Paese esotico lontano dal caos delle grandi metropoli? Nulla di tutto questo.
Il 2014 è stato l’anno dell’Albania, Paese delle due aquile eletto dal New York Times al quarto posto tra le migliori destinazioni del mondo.
Il piccolo stato dell’Europa meridionale è riuscito infatti a convincere la giuria grazie alla particolarità dei suoi paesaggi, alla presenza di spiagge e coste incontaminate, all’ospitalità delle persone, alla ricchezza storica e culturale.

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Il giornalista Seth Kugel offre quindi un’immagine diversa da quella dell’immaginario collettivo: “una miscela perfetta di curiosità, storia, bellezze naturali e tradizioni”.
Strano il primo impatto con il luogo: la bellezza disarmante del mare cristallino che fa credere di aver trovato un pezzo di paradiso sulla terra, una storia fortemente marcata dalla presenza di innumerevoli bunker, realizzati a partire dal 1985 per difendersi da un nemico mai arrivato.
Ma ciò che probabilmente ha permesso all’Albania di ottenere una posizione così alta nella rinomata lista è il fatto di essere un paese tutto da scoprire, dalla modernissima capitale Tirana, con la sua vivace vita notturna nell’area definita “bllok” all’antica Valona, oggi importante meta turistica balneare; da Scutari, con la sua sorprendente armonia tra la comunità musulmana e quella ortodossa, fino a Durazzo, porto principale di merci e persone.
Ma sono senza dubbio le cittadine più piccole a stupire di più.

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E’ nel caldo mese di agosto che visito, con la fortuna di essere guidata da un autoctono, la piccola Saranda, che prende il nome dall’antico monastero sulla collina dei “40 Santi” e che gode della vista mozzafiato dell’isola greca di Corfù.
Il mare, cristallino come in tutta la costa meridionale albanese, costituisce senza dubbio il motivo principale per il quale la popolazione varia dai 15.500 abitanti usuali ai 38.000 dei mesi estivi.
Ma Saranda ha ben altro da offrire. Il sito archeologico di Butrinto è senz’altro un esempio. Abitata fin dai tempi della preistoria, Butrinto è stata nei secoli una città epirota, una colonia romana e un vescovato, fondata, secondo la mitologia, dal profeta troiano Eleno, figlio del re Priamo, che dopo la caduta di Troia sposò Andromaca e si spostò a occidente. Leggenda vuole che Elleno, appena sbarcato, sacrificò agli dei un bue, che, ferito, si trascinò sulla risacca e morì sulla spiaggia: considerandolo di buon auspicio, il luogo fu quindi chiamato Buthrotum, cioè “bue ferito”.
L’area, inserita a pieno merito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, si estende su un territorio di 2900 ettari e conserva perfettamente l’antico teatro, edificato sul pendio dell’acropoli che dà sul Canale di Vivari e risalente, nella struttura attuale, al III secolo d.C.
Tuttavia, i resti più antichi fanno riferimento a un periodo ancora precedente, il X secolo a.C, periodo in cui vennero costruiti i primi edifici come parte di un centro cresciuto grazie ai floridi traffici commerciali con la vicina Corfù.

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Altra grande scoperta è la Syri i Kaltër, in italiano “L’occhio azzurro”,  la più ricca sorgente carsica situata sulle pendici occidentali del monte Mali i Gjerë.
Nonostante l’acqua abbia una temperatura media di 12 °C e la profondità della sorgente non sia ancora stata accertata, non è difficile trovare chi vi bagna con tranquillità, sullo sfondo della chiara roccia calcarea grazie alla quale l’acqua assume la tipica colorazione blu scura, simile alla pupilla di un occhio, dalla quale deriva il nome della località.
Syri i Kalter rappresenta una piacevole escursione in un luogo lontano dall’immaginario collettivo di “Albania”: con un ingresso di soli 2 euro è possibile infatti immergersi nella foresta che circonda il lago, tuffarsi nell’acqua ghiacciata (solo per i più temerari!) e rigenerarsi mangiando nell’accogliente resort che vi è stato costruito, immerso nel verde a ridosso di una piccola cascata, dotato anche di alcuni bungalow per chi desiderasse trascorrervi la notte.

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E’ proprio qui, come succede in tutti i locali albanesi, che si può godere di una cucina locale totalmente mediterranea, basata in particolare su carne e formaggi.
La cucina albanese rappresenta l’incontro armonico delle tradizioni culinarie dei Paesi un tempo occupanti, primi fra tutti Grecia, Italia e Turchia, ciascuno dei quali ha lasciato un’importante eredità.
Da provare il tradizionale byrek, di origine turca e molto simile a una nostrana torta rustica, ma farcita nei modi più disparati, e il famoso sufllaqe, una sorta di piadina contenente kebab ma personalizzabile con salse e spezie.

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Per i più golosi, il baklava, a base di noci e liquore, e il trilece, il dolce “dei tre latti”. Impossibile, però, passare al dessert senza aver provato almeno una volta le qofte, morbide polpette di carne speziata, o gli speca me gjize, peperoni di ricotta salata freschissima..


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