L’wren! L’wren!
Il telefono squilla ma L’wren non risponde: ha appena dato la buonanotte al mondo di Twitter e ora è allo specchio, ad avvolgersi dentro una sciarpa perché sente freddo.

Luann Bambrough nasce in orfanotrofio.
Cresce in fretta, perché la mamma e il papà che l’hanno adottata, di confessione mormone, glielo insegnano subito che bene e male viaggiano insieme.
Cresce in fretta, e appena diciottenne si ritrova a 193 cm di altezza da quelle radici incerte.
Impara a cucire, perché Luann non si sente un gigante, ma una donna, bella.
Bella del suo coraggio e della sua incoscienza.
Parte, lascia lo Utah per Parigi, cambia nome, perché Luann è il nome del suo nido ma L’wren vuole spiaccare il volo, lanciarsi nella moda e proteggersi in quel mondo che ti seduce e ti vuole seducente.
Sfilare per Thierry Mugler e per Chanel non le basta, L’wren vuole di più: vuole scegliere, vuole creare. E allora diventa costumista di Eyes wide Shut, collaboratrice di Helmut Newton, assistente di Karl Lagerfeld.

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Con “Little Black Dress” nel 2006 il trionfo di una collezione tutta sua e finalmente la fondazione della maison che porta la sua firma, la LS Fashion (www.lwrenscott.com.
L’impegno, l’Alta Moda, il denaro.
Il jet set che pende dalle sue labbra e quella ragazzina americana e sgraziata, relegata all’ultimo banco, è solo un ricordo lontano.
Galeotto fu il set di “Shine a light” di Scorsese e non le mancava nemmeno il grande amore.
La costumista e la star: Lwren e Mick Jagger.
Tredici anni di foto in cui L’wren è chinata per accorciare le distanze, per non far sfigurare quel piccolo mito immortale, lei che ne è l’eterna fidanzata ma che alla soglia dei 50 anni sente che il tempo è scaduto.

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Non le basta una vita ricca di impegni se resta vuota la nursery che ha già arredato nella casa d Chelsea.
Quella maternità mancata restava il suo più grande cruccio: il desiderio di riscatto dell’orfana che era stata e il tassello mancante nel puzzle della superdonna che era diventata.
Una tenacia sfrontata e la pazienza sofferta di chi ha bisogno di darsi un senso, giorno dopo giorno. “Le gambe da gazzella e la pelle di rinoceronte”, così la descrivevano i suoi amici più cari: in fuga dall’agguato di un caustico perfezionismo che la rendeva perennemente vincente e frustrata, con una corazza levigata e spessa, una sensibilità feroce che la isolava dal luccichio di una vita mediocre fatta di grandi gioie mondane e di solitudini abissali, e dalla paura di rischiare di farsi del male, pur di non sentirsi predestinata a una vita nella quale si sarebbe sentita per sempre incompleta.
Quello della pietra che rotola è uno dei temi esistenziali della tradizione folk inglese: si riferisce al solco di una via già segnata, dentro il quale, come sassi roteanti, scivoliamo, irrefrenabili.
Il viaggio di L’wren Scott è stato un saliscendi di successi e mancanze, di obiettivi raggiunti e progetti incompiuti.
Era proprio vero che non c’è luce senza buio, che è sui rami neri che sbocciano i fiori rosa della primavera: lo dicevano mamma e papà….

L’wren! L’wren!
Il telefono squilla ma L’wren non risponde: ha appena dato la buonanotte al mondo di Twitter e ora è allo specchio, ad avvolgersi dentro una sciarpa, perché il freddo lo sente dentro.
Mick non è con lei: è in tour in Australia,a vivere come se non dovesse morire mai, a saltare dal palco su una folla adorante.
L’wren volge un ultimo sguardo alla casa vuota e quel vuoto se lo sente pulsare nella pancia.
Salta anche lei.
Paint it black.

A cura di Naomi Giudice


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