Ognuno di noi vorrebbe avere una seconda occasione, o una opzione B. Per alcuni è un’abitudine creare degli scenari immaginari in cui si pianifica una via di uscite, ma alle volte la vita ti coglie di sorpresa e ti sorprende con l’unica eventualità a cui non avevi pensato. E’ ciò che accade a Sheryl Sandberg che racconta:

‘Dave era sempre un passo avanti rispetto a me, ma alla fine riuscii a raggiungerlo. Sei anni e mezzo dopo quel film, pianificammo un viaggio di una settimana, ben consapevoli che avrebbe potuto dare una svolta alla nostra relazione o rovinare una grande amicizia. Ci sposammo l’anno seguente. Dave era la mia roccia. Se io ero turbata, lui rimaneva calmo. Se ero preoccupata, mi diceva che tutto si sarebbe sistemato. Se non sapevo cosa fare, mi aiutava a trovare una soluzione. Come ogni coppia sposata avevamo i nostri alti e bassi, eppure con Dave mi sentivo davvero capita, amata. In modo completo e incondizionato. Credevo che avrei passato il resto della mia vita con la testa sulla sua spalla. Undici anni dopo le nozze, andammo in Messico per festeggiare il cinquantesimo compleanno del nostro amico Phil Deutch. I miei genitori si sarebbero occupati dei nostri figli, e Dave e io eravamo entusiasti al pensiero di avere un weekend solo per noi. Il venerdì pomeriggio ci stavamo rilassando a bordo piscina e giocavamo ai Coloni di Catan sull’iPad. Poi cedetti al sonno. Quando un’ora più tardi mi svegliai, Dave non era più seduto su quella sedia. Era morto ai piedi del tapis roulant per un attacco cardiaco. Fu così che cominciò il resto della mia vita. Era – ed è tuttora – una vita che mai avrei scelto, una vita per la quale non ero affatto preparata. Fu atroce annunciare a mio figlio e a mia figlia che il padre era morto’.

E’ un percorso doloroso, lungo e dettagliato, emotivo e toccante, reale e spaventoso. Qualcosa che però, con le debite differenze può accadere a ciascuno di noi: avere un lutto inaspettato, perdere il lavoro, affrontare ed accettare la malattia di un figlio. E’ un viaggio nel dolore assoluto quello di Sheryl, che rischia di affogarci dentro e ci mette tutte le strategie che conosce e che pure in alcuni caso non sembrano darle alcun sollievo. Sembra di sentire il suo dolore durante la lettura. Il suo, il nostro. Nella vita in alcuni casi non hai altra scelta che andare avanti anche se non sai assolutamente come farai. e se sei fortunato e hai un seme nel tuo profondo trovi la perseveranza. Sheryl esplora la psicologia della guarigione, la facoltà di riacquisire sicurezza e riscoprire la gioia. Dopo le disgrazie più devastanti le persone possono davvero trovare un senso e diventare più forti di prima. La chiamano resilienza, la capacità di resistere ad un trauma senza andare in pezzi e magari migliorando qualcosa di sé e della propria vita tentando di farne qualcosa di bello. Dopo decenni passati a studiare come la gente affronta le difficoltà, lo psicologo Martin Seligman scoprì che non siamo in grado di riprenderci per via delle tre P: personalizzazione, OSSIA la

convinzione che la colpa di qualcosa sia nostra; pervasività, la convinzione che l’evento influenzerà ogni aspetto della nostra vita; e permanenza, la convinzione che le ferite lasciate dall’evento non si rimargineranno mai. Riconoscere che un evento negativo non è personale, pervasivo o permanente ci rende meno inclini alla depressione e più preparati ad andare avanti. Parla di autocompassione, gratitudine, potere di mantenere un controllo anche piccolo all’inizio sulle proprie vite. Una lettura che arricchisce e che può offrire spunti per i momenti complessi dell’esistenza. Perché è sempre possibile iniziare un nuovo capitolo della propria esistenza.

 

SHERYL SANDBERG

ADAM GRANT

 

OPTION B

Harper collins

2017

 

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