Sempre più netta e significativa l’evidenza che smettere di fumare abbia effetti benefici sull’umore. Lo conferma un recentissimo studio del BritishMedical Journal in cui la Professoressa Prochaska della Stanford University ha commentato una revisione sistematica di 26 studi e ha confermato come, dopo i primi giorni di astinenza, la cessazione dal fumo presenti come effetto positivo il miglioramento di molti parametri della salute psichica tra cui lo stress.

“La nicotina ha un effetto sul cervello e stimola numerosi neurotrasmettitori come la dopamina, la norepinefrina, la serotonina e il GABA, tutte sostanze capaci di intervenire, a vario titolo sulla modulazione dell’umore. Quindi il fumatore è motivato a non perdere questo ‘status quo’ e quindi a reiterare l’azione benefica” spiega Fabio Beatrice, Primario Otorino e Responsabile del Centro Antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino (ASLTO2) “ed è noto che i primi giorni successivi alla sospensione si verificano tutti i sintomi dell’astinenza con nervosismo, ansia. Il picco si ha nelle prime 24-48 ore dalla cessazione e poi i sintomi negativi tendono a calare sino a svanire tra le 2 e le 4 settimane successive. Invece di un ritorno alla normalità però, la cessazione determina una sorta di riorganizzazione cerebrale e un miglioramento netto dei parametri dell’umore”.

La revisione sistematica ha messo a confronto il benessere mentale prima della cessazione, a 6 settimane e ha valutato un follow up 9 anni dopo e ha incluso soggetti con ansia, depressione, stress e stati misti.

Smettere di fumare ha mostrato di avere un effetto superiore sull’umore anche rispetto all’assunzione di farmaci ansiolitici e antidepressivi ed è ormai chiara la correlazione con la salute mentale.

“I fumatori sono pronti a giurare che la sigaretta li aiuti ad alleviare le tensioni psicologiche” continua Johanna Rossi Mason giornalista medico scientifico e autrice del libro ‘101 motivi per non fumare’ (Guerini Editori) “ma moltissime ricerche hanno evidenziato che chi inizia a fumare parte già con una peggiore salute psicologica, inoltre i soggetti con problemi psichici diventano più velocemente dipendenti. Chi fuma quindi attribuisce un potere curativo alle sigarette mentre alimenta solo un circolo vizioso rinforzando l’ansia e lo stress. Un meccanismo che può essere sradicato con la cessazione quando lo stesso ex tabagista percepisce i benefici reali.  La meta-analisi di Taylor et al (2014; 348:g1151) è quella che ha verificato l’esistenza del beneficio di smettere di fumare sulla salute e il benessere mentale”.

“I risultati sono rilevanti” commenta il dottor Beatrice “per l’ansia coloro che hanno smesso hanno avuto un miglioramento del disturbo in media del 37% rispetto al gruppo che continuava a fumare (P=0.03). La depressione è migliorata del 25% (P=0.03) e gli stati misti ansia + depressione ancora meglio con una media del 31% ma con una significatività ottima (P=<0.001). Buono anche il miglioramento dello stress che calava del 27% nel gruppo di coloro che avevano scelto di dire addio alla cicca. Dati che già da soli potrebbero rappresentare una potente motivazione a dire addio al fumo. Ovviamente i migliori risultati nella cessazione si ottengono quando si viene seguiti da uno staff di specialisti specialmente nelle primissime settimane: purtroppo i  dati scientifici ci dicono che agire da soli non produce risultati tangibili ed i fallimenti e le ricadute generano frustrazione.”

Smettere di fumare non è semplice ma è possibile per tutti : la corteccia cerebrale, sede organica della mente, è in grado di controllare i centri sottostanti e quindi ha la potenzialità di sconfiggere la dipendenza da nicotina. Basta aver “un buon motivo”! Ognuno può cercarsi il suo, una sorta di “App” che introdotta nel computer biologico cerebrale, innesca una decisione a vantaggio della salute e dell’umore.

Parte della spiegazione del miglioramento può risiedere nella gratificazione di essere riusciti a promuovere un cambiamento importante e quindi in un aumento dell’autostima ma esiste anche una ipotesi biologica legata alla ‘crisi di astinenza’ che si verifica nel periodo che intercorre tra una sigaretta e l’altra. Appena svanisce l’effetto della nicotina il soggetto prova ansia, depressione e agitazione che lo portano a fumare di nuovo ma soprattutto a credere che la nicotina allevii questi sintomi provocati invece dal fumo stesso. Il funzionamento cerebrale si normalizza ai livelli dei non fumatori già tre settimane dopo la cessazione momento dal quale si percepiscono i primi effetti benefici sull’umore e l’affettività.

Per saperne di più: si consiglia la lettura del bel libro scritto da Fabio Beatrice e Johann Rossi Mason intitolato
“101 motivi per non fumare” edito da Guerini e associati

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