Trascorriamo un terzo della nostra vita dormendo. Se sommiamo le ore che nell’arco di tutta una vita dedichiamo al sonno, risulta che complessivamente trascorriamo 23 anni a dormire, e ne impieghiamo ben 4 sognando. Dormire e sognare, anche se di solito non abbiamo ricordi delle nostre esperienze notturne, rappresentano un processo biologico e psicologico utile al nostro benessere e alla nostra salute. La psicologia, la psicoanalisi in particolare, ritiene che spesso i sogni vengano dimenticati poiché, veicolando affetti o messaggi spesso inaccettabili al comune buon senso, vengono repressi o censurati. La neurobiologia, invece, sostiene che l’amnesia avrebbe un’origine organica: nel sonno REM le cellule cerebrali che secernono le sostanze chimiche necessarie affinché il ricordo possa fissarsi, sono disattivate.
Ciò che è certo è che il rapporto che ognuno di noi ha con il proprio mondo onirico è estremamente personale e dipende molto anche dalla nostra abitudine a prestare attenzione ai sogni e a rievocarli alla memoria. Inoltre è utile precisare che avere un buon rapporto con il proprio inconscio non significa necessariamente sognare molto: una scarsa attività onirica può essere ugualmente segno che le nostre pulsioni o fantasie “nascoste” si integrano in maniera armonica con la nostra vita cosciente. Viceversa, può invece capitare che i nostri sogni rimangano “inibiti” da altri fattori. Un’attività lavorativa che vi obbliga a continui spostamenti, per esempio, oppure una casa in cui non siamo a nostro agio, o ancora, un partner con cui abbiamo un rapporto che non ci soddisfa pienamente, rappresentano alcune delle possibili situazioni in cui risulta più difficile abbandonarsi al sonno, e, di conseguenza, ai sogni.
E’ interessante chiarire, inoltre, che ci sono diversi tipi di sogni. Esistono sogni “di scarto”, ovvero quelli che smaltiscono le informazioni inutili che finirebbero per ingombrare la nostra mente, e sogni più ricchi e creativi, messaggeri di trasformazioni e novità. Questi ultimi sono particolarmente interessanti, poiché tramite essi liberiamo le nostre energie istintuali, portando in superficie la nostra identità. Tra questi rientrano i sogni ricorrenti, i quali si riferiscono a parti inconsce molto profonde che, ciclicamente, tornano a presentarsi. Così come un pittore è talvolta spinto a rappresentare sulla tela la stessa immagine per lunghi periodi, allo stesso modo il sognatore con i sogni ricorrenti risponde al bisogno di portare alla luce un punto nodale della sua personalità.
In conclusione, per chi è desideroso di conoscere se stesso, è importante dare adeguato spazio ai sogni, che nelle loro varie forme, anche quelle più angosciose, costituiscono un importante patrimonio interiore. Conoscere i processi del sonno e il significato dei propri sogni equivale a conoscere se stessi.

A cura della dott.ssa Linda Veronese, psicologa clinica.
linda.veronese@ordinepsicologiveneto.it


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