Quando ne vale la pena

Sono passati circa tre mesi dalla prima pubblicazione del trailer di L’attesa, opera prima del già citato (articoli precedenti) Piero Messina, e io l’avrò visto forse una dozzina di volte.
Ma finalmente “l’attesa” è finita e sono andata al cinema.
Se siete parte di quel pubblico attento, sensibile e riflessivo, questo film è per voi.
E vi conquisterà.

l-attesa
“L’attesa” è un dialogo perfetto tra parola e immagine, o potrei meglio dire: silenzio e immagine.
Le lunghe inquadrature, giustificate come strumento per la scoperta degli immensi spazi che evidenziano un’assenza dolorosa, sono accompagnate da un dialogo minimo che si dispiega per tutta la durata del film.
E se è vero che “Il silenzio è la forma più alta della parola”, nel taciturno percorso che la madre Anna (Juliette Binoche) e la fidanzata di Giuseppe, Jeanne (Lou De Läage) affrontano insieme, di messaggi concreti e dolorosamente veri ce ne sono tanti.
Gli sceneggiatori, Giacomo Bendotti, Ilaria Macchia, Andrea Paolo Massara e lo stesso Messina, hanno molto abilmente interpretato dialoghi per nulla semplici nella loro natura, riuscendo a restituirci una forma mai scontata del messaggio.
L’attenzione ad ogni dettaglio è sicuramente un’altra arma vincente del regista che non lascia al caso la presenza di ogni singolo oggetto presente nella narrazione diegetica, e si concentra oltretutto su quello che non è visibile, rendendolo presente a modo suo e da cui si evince uno stile proprio che, pur sicuramente influenzato da Sorrentino, se ne distacca, manifestando una coraggiosa identità personale del regista.
Il film, già premiato al Festival del cinema di Venezia, è uno dei nove film italiani candidati all’Oscar.

L’autrice dell’articolo e Chiara GI. Per saperne di più su di lei ed essere aggiornati sul mondo del cinema: The Director’s Cut


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