Cari amici,
eccoci giunti ad una nuova testimonianza per Real Stories. Oggi è Vanni, 38 anni, padre di una bimba di 8 e attualmente residente a Perugia, a raccontarci la sua storia di convivenza con la Sclerosi Multipla. La sua è una testimonianza toccante, che ancora una volta ci mostra quanta tenacia e coraggio servano per vivere una vita piena nonostante le avversità che si presentano nella vita, spesso con insistente puntualità. ​
Vanni ci descrive non solo la malattia, ma anche la difficile vicenda che attualmente sta affrontando con la forza di un vero combattente. Questo ci offre lo spunto per una riflessione sul recente “Jobs Act”, che secondo Vanni e secondo anche tante altre persone, discrimina i lavoratori italiani disabili. Nella sua storia, ci spiega il motivo della sua battaglia e quindi lascio questo spazio a lui, nella speranza che le aziende non possano scegliersi il “disabile su misura” svantaggiando di conseguenza i portatori di handicap più gravi. Buona lettura!

“Ciao a tutti, sono Vanni, padre di una bambina di 8 anni e titolare di un mutuo.
Tutto iniziò nel settembre 2013 dopo varie disgrazie che mi sono accadute: la morte di mia madre e poco dopo la separazione. Credevo di aver metabolizzato la cosa, ma non sapevo che la Sclerosi Multipla mi stava attaccando da dentro. Si è presentata all’improvviso senza segni che potevano allarmarmi. Un giorno come tanti in cui mi trovavo a pescare,  mi trovai ad un certo punto a non riuscire a camminare nemmeno a carponi. Per trovare campo sul cellulare ho dovuto strisciare come un serpente. SAR (sedia a rotelle, ndr) fin da subito, ma la fortuna ha voluto che a Giugno 2014 riprendessi il mio lavoro da operaio in un’azienda di verniciatura legno, con tutte le difficoltà annesse che un lavoro di fatica come quello dell’operaio può dare ad un malato di SM. Da qui in poi la fortuna, se così si può chiamare, ha girato un po’ dalla mia parte.
La SM è rimasta ferma e tanta fisioterapia, unita a nuoto e palestra, mi hanno fatto migliorare nei sintomi passando da un EDSS 6 nel 2014 ad un EDSS 4 di oggi. 

Ad Ottobre 2015 ho avuto un grande incidente frontale e a Marzo una pseudo ricaduta. In entrambi i casi ero di nuovo in SAR. Tutto procedeva per il meglio, quando durante le ferie d’Agosto ho ricevuto la lettera di licenziamento da parte dell’azienda! Ora ho aperto una causa civile ma non è di questo che voglio parlare, ma del fatto che il Jobs Act ha creato disabili di serie A e di serie B: se un disabile è stato assunto prima o dopo il 2015, c’è una diversità sostanziale di trattamento e questo non è giusto perché un disabile purtroppo lo è sia in tempo di crisi che in tempo di Jobs Act.
La legge dovrebbe tutelare la parte più debole e cioè il disabile senza discriminante se lavora in un’azienda a conduzione familiare o nella grande industria! Un disabile è un disabile punto! Purtroppo, il profitto ci fa sentire persone inutili per questa società, perché di fatto siamo un peso e ogni modifica allo statuto dei lavoratori che viene attuata penalizza noi, che siamo nella condizione di disabilità parziale o totale che sia.
Un malato, dunque, oltre il dramma della malattia, si trova a dover lottare con la burocrazia sentendosi ancora di più un peso, e ci vuole pelo sullo stomaco per andare avanti…. Oggi servono leggi certe e non interpretabili, perché il diritto deve essere per tutti, specialmente per noi, che dobbiamo sopravvivere in questa società molte volte più malata di noi che già lo siamo. Questo è quello che sto vivendo ora; spero solo che la Sclerosi Multipla non possa trovare proprio in questo momento difficile e di grande stress terreno fertile per progredire.”

Ed ecco Vanni in una foto che mi ha mandato.

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