Cari lettori,
Benvenuti al consueto appuntamento della rubrica del lunedì con una nuova testimonianza. Oggi lascio questo spazio a Ivan, 33 anni, toscano, ricercatore all’università, che vive la sua malattia (Sclerosi Multipla) non rinunciando alle sue tante passioni: la natura in tutte le sue forme, in particolare il trekking, viaggiare, la speleologia, la buona cucina e il buon vino.
Ivan è un sognatore, un ragazzo che è stato profondamente colpito da questa imprevedibile malattia, e che ci descrive le sue emozioni e il suo dolore in un breve racconto. Un’esperienza, la sua, che ha abitato le giornate nelle sue più diverse forme: un viaggio nello stato d’animo di un ragazzo sensibile, nella sua percezione della vita e nelle sue prospettive.
In fondo, la malattia porta con sé sempre ansia, paura, e poi angoscia, muta le prospettive e le percezioni, sempre evocate, seppur involontariamente, dalla consapevolezza di essere malati. E al tempo stesso, dentro la malattia c’è speranza, anche quando i segnali della sua gravità sono più o meno chiari, ma forse in fin dei conti dentro quella stessa malattia ci si conosce davvero meglio, si smette di ascoltare sempre e solo gli altri e si comprende chi effettivamente siamo.

“…Era una notte buia e tempestosa…”.

Così banalmente inizia una storia di paura. E forse per lungo tempo ho vissuto quella notte in questo senso, come una storia di paura. Ho dovuto far passare tante altre notti buie e tempestose prima di capire che quella notte non segnò l’inizio di un racconto di paura, ma l’inizio di una nuova vita. Una nuova vita scandita dalla consapevolezza di quanto la vita stessa sia bella e preziosa e di quanto sia importante goderne ogni singolo momento.

Era una notte buia e tempestosa. Il sonno era interrotto frequentemente da un fastidio. Avevo caldo e mi giravo e rigiravo nel letto. Sudavo pur essendo inverno. Ma non ero a casa mia per cui non sapevo quale fossero le abitudini dei padroni di casa. “Forse terranno i riscaldamenti accesi anche di notte!”, pensai.

La notte trascorse così finché i primi raggi del sole del mattino iniziarono ad inondare la stanza. Mi voltai e vidi alla mia sinistra la mia ragazza (ex, ndr) che dormiva placidamente. Decisi di non svegliarla e di farmi una doccia per lavarmi di dosso il sudore di quella torrida notte. Appoggiai a terra prima la gamba destra, poi la sinistra. La sinistra! La sinistra non c’era! O meglio, fisicamente c’era… ma non la sentivo più cosa mia!

Da quel giorno sono passati più di 4 anni. Potrei stendere chilometri di lettere ed imbrattare ettari di carta per raccontarvi tutto quello che è successo in questi quattro anni di Lei, di SM. Ma sarebbe sempre la stessa storia, sentita e risentita. Le visite, l’attesa, la diagnosi, le risonanze, le ricadute, le terapie, i dubbi e le incertezze. Ma non è di questo che mi piace parlare quando parlo della mia SM.

Mi piace parlare invece dei dubbi, delle incertezze e delle paure, di tutte quelle emozioni non controllabili che hanno impattato sulla mia vita molto più della SM stessa. Mesi di invalidità mentale e non fisica che mi hanno a lungo impedito di godere la vita pur avendo in mano tutti gli strumenti per farlo. Ora grazie a qualche trucchetto tutto questo è passato (anche se ogni tanto tutto ciò si riaffaccia alla porta della mente, ma basta saperla chiudere senza esitare!) ma purtroppo ho potuto constatare che questo problema è molto diffuso ed impatta negativamente nella vita di tanti amici “portatori di SM” (specialmente i più giovani). Pensate che scherzo del destino… magari una persona vive anni senza una ricaduta od un segno evidente della malattia e nonostante questo ci roviniamo la nostra vita pensando ad un futuro che probabilmente non arriverà.

Sono stato sempre una persona molto dinamica, che viveva a contatto con la natura e praticava sport con una forte componente fisica. I giorni successivi a quella prima notte buia e tempestosa pensavo di aver perso tutto quello che amavo, temevo che tutto ciò potesse essere solo un lontano ricordo. E a lungo sono stato convinto di questo!

E invece sapete com’è andata a finire?

Che la gamba sinistra è tornata ad essere mia ed ad accompagnarmi in quei viaggi avventurosi. Anzi, decisamente più avventurosi e soddisfacenti di prima…perché vissuti appieno… con la consapevolezza di vivere un momento eccezionale ed unico.

In questi 4 anni ho perso e riacquistato tante cose. Prima la parola (almeno in parte), poi il piede destro e un po’ di sensibilità qua e là. Ma con un po’ di pazienza e di dedizione tutto è tornato al suo posto, pronto per nuovi, avventurosi, viaggi. Con il piede destro fuori uso ho fatto un trekking di 20 Km in Appennino, una distanza che normalmente le persone “sane” vedono come una follia. E allora cos’è davvero che pone limiti ad una vita bella? Qualche carenza fisica o una mente in disarmonia con la vita? Io credo la seconda.

Allora la scelta spetta a noi… le notti buie e tempestose possono essere vissuti in tanti modi. Con paura e terrore, oppure davanti ad un camino coccolati del rumore della pioggia che picchietta sul tetto e dal chiarore dei lampi. La scelta è nostra.

“Ho ancora la forza che serve a camminare,

picchiare ancora contro e non lasciarmi stare

ho ancora quella forza che ti serve

quando dici: “Si comincia !”

F. Guccini

Ivan

Per continuare a seguire Stefania e le sue storie, visitate il sito: www.flipout4ms.com e la pagina facebook dedicata alla salute e alla Sclerosi Multipla: www.facebook.com/flipout4ms.01
Se invece volete scriverle: stefania.unida@gmail.com


www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

A proposito dell'autore

Scrivi