Capita anche in un Paese civile che la formulazione delle leggi avvenga da parte di politici e non di medici e che quindi ci si ‘dimentichi’ di una fascia di pazienti e della tutela dei loro diritti. Per la legge italiana il congelamento degli ovociti come strategia di conservazione della fertilità per le pazienti affette da tumore NON rientra nella Legge 40/2004 sulle Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita. Chi desidera quindi ricorrere alla crioconservazione degli ovociti per garantirsi la possibilità di una gravidanza futura può farlo solo a spese proprie per quanto riguarda per esempio l’acquisto dei costosi farmaci induttori della crescita follicolare multipla. Un doppio danno per queste donne, oltre 9mila in età fertile e almeno 2500 che sopravvivono al tumore al seno, che già affrontano il difficile iter di una malattia oncologica: un percorso di guarigione complesso a cui segue una speranza di cui farsi carico economicamente.
“Una cifra che non è alla portata di tutti” spiega il Dott. Filippo Ubaldi, Direttore Clinico dei Centri GENERA di Medicina della Riproduzione “ e che rischia di rendere possibile il sogno della maternità solo per chi non ha problemi economici. Problemi che spesso insorgono dopo una malattia oncologica perché la persona per molti mesi non può più lavorare a pieno regime proprio per la durata delle terapie oncologiche. Oltre al danno quindi si configura una beffa piuttosto amara. Per i farmaci necessari ad ogni ciclo di stimolazione ovarica servono infatti circa 2-3000 euro e non è detto che ne basti un solo ciclo. Cifra alla quale va aggiunto il costo del prelievo, della crioconservazione degli ovociti nel caso in cui la paziente si rivolga ad un centro privato. Il 30% circa dei centri pubblici infatti non congela ovociti (dati ISS)”.
Durante il Convegno che si è svolto a Roma il 29 novembre l’avvocato Filomena Gallo ha spiegato proprio questo paradosso, in cui la legge italiana effettua una discriminazione proprio su una fascia di soggetti più fragili creando un gap in base al reddito: hai la possibilità di preservare il tuo patrimonio ovocitario solo se hai il denaro, altrimenti ti si aprono solo le porte dell’adozione, scelta nobilissima si intenda, ma non alla portata di tutti. Ci sono infatti donne che hanno un tumore in giovane età e che non hanno ancora un progetto di maternità strutturato, ragazzine, donne senza un partner che però non vogliono escludere in futuro la possibilità di diventare madri e molti altri casi. “La possibilità di diventare genitori deve essere un diritto” spiega l’avvocato Gallo che si sta impegnando ad una revisione della legge che colmi questo vuoto normativo.
“Molte pazienti desiderano avere dei figli proprio dopo essere guariti da un cancro, spesso è un modo per celebrare la vita e l’impossibilità di coronare questo desiderio può essere fonte di grande stress e sofferenza psicologica” spiega la dottoressa Laura Rienzi, Direttore dei laboratori di embriologia dei centri GENERA. “Nonostante ci siano opzioni molto valide a disposizione, la mancanza di informazione porta le famiglie a trovarsi di fronte a scelte più limitate dopo la malattia, come la donazione di ovociti o l’adozione, alcune anche non percorribili nel nostro Paese, aprendo cosi la strada a lunghi e costosi viaggi della speranza. La medicina della riproduzione invece permette di crioconservare gli ovociti femminili con raffinate tecniche biologiche ormai consolidate e di raggiungere percentuali di successo analoghe a quelle delle gravidanze ottenute con ovociti ‘freschi’. Inoltre, la crioconservazione ovocitaria risulta essere un tecnica sicura che non aumenta i rischi di patologie neonatali nei bambini”.


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