“Jung diceva che la sofferenza isola e per trovare senso e colleganza a qualcosa di più ampio bisogna rompere la solitudine”. Come? “Attraverso una visione archetipica che sa ridare senso all’esistenza”. Ne parla Riccardo Mondo, fondatore del Centro Studi dell’Istituto Mediterraneo di Psicologia Archetipica (Impa). L’analista junghiano dedicherà una conferenza e un laboratorio a Roma proprio su ‘Teoria e clinica della psicologia archetipica’ il 25 e 26 novembre, nella sede della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicodinamica dell’eta’ evolutiva dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), in via Alessandria 128 b dalle 9 alle 17.
Con quale psicoterapia possiamo affrontare un sintomo che ci paralizza- chiede lo psicoanalista- se non possediamo una visione d’insieme che allarghi il campo del percetto? Ecco perché dobbiamo guardare differentemente il nostro usuale modo di vedere, consapevoli del nostro sguardo soggettivo sul mondo e del suo sfondo archetipico”.
Il termine ‘archetipo’ allude, infatti, a un modello (immagine) originario che “si replica e si dispiega nel fenomeno del vivere, per congiungere costantemente il microcosmo dell’esperienza individuale (inconscio personale) al macrocosmo contenuto nell’inconscio collettivo. In questo senso- continua Mondo- riprende tutte le grandi produzioni culturali, occidentali e orientali, che ci ricordano che abbiamo un destino e che contemporaneamente contribuiamo a definirlo e a determinarlo”.
La realtà archetipica non è semplicemente “una speculazione filosofica, ma una concreta esperienza esistenziale, emozionale, fatta di pensieri, immagini, sensazioni, che si manifesta e coinvolge coloro che sono presenti in uno specifico campo relazionale. E’ una possibile condizione della nostra sensibilità psicologica- precisa l’analista junghiano- che fornisce particolare colore alla nostra esperienza, allorché si accetti l’incompletezza di una visione razionalistica e si sia attratti da un fondo di insondabile mistero. Intraprendere questa via conduce inevitabilmente ai sentieri di una psicologia immaginale”.
Per spiegarsi meglio Mondo ricorre a una metafora: “Il mondo archetipico è come le onde e noi siamo come una tavoletta di surf che naviga su di esse. Il surf richiede una percezione consapevole delle onde. Non dobbiamo né lasciarci andare alle onde, né pensare di poterle padroneggiare. Questo significa che per riconnetterci dobbiamo avere una percezione della potenza della natura oltre noi, che non p ossiamo ridurre tutta alla nostra razionalità”.
Alla luce della “crescente esigenza di pervasivo controllo individualistico che caratterizza la contemporaneità- continua il fondatore dell’Impa- non apparirà strano considerare quanto la psicologia archetipica, fondata su principi primi ‘che riuniscono’ diminuendo il solitario potere egoico, sia alienata o addirittura sconosciuta in ambito accademico. Dobbiamo ritrovare un’angelologia della parola che porti messaggi per sconfiggere le solitudini che erigiamo intorno a noi stessi. Hillman diceva che la parola potrà contenere ‘un angelo necessario poiché appare qui e ora, che insegna alla mano a rappresentarlo, all’orecchio a udirlo a al cuore a rispondergli’ “.
La clinica trova nella psicologia archetipica un aiuto concreto: “L’esperienza archetipica- chiarisce Mondo- ci richiede attenzione a quelle che sono le rappresentazioni collettive e apre agli stati sovraindividuali della coscienza, rendendoci sensibili all’immagine. Ci permette di ricostruire il progetto terapeutico distinguendo quelle dinamiche che scaturiscono da fatti privati e contingenti da altri che originano dall’impressione esercitata collettivamente da una matrice archetipica comune. Oggi possiamo ritrovarla nel tema del narcisismo, ad esempio, che è collettivamente molto forte”.
La posizione archetipica è politeista. “Gli archetipi sono molteplici, così come sono molteplici le possibilità di stare al mondo. La psicologia archetipica- rileva Mondo- educa il paziente a sviluppare una percezione gruppale interna, che fa riferimento a diverse parti di sé che interagiscono con il mondo esterno e interno. Nel sogno la posizione archetipica è specifica, non è più la storia del soggetto- aggiunge l’analista- tutto il sogno rappresenta la persona e ogni parte è espressione di una componente che si manifesta e racconta a essa stessa una storia. Ogni prospettiva è una prospettiva archetipica”.
Come si accede al mondo archetipico?
“James Hillman ha evidenziato che ‘la natura fondamentale dell’archetipo è accessibile anzitutto all’immaginazione e si presenta anzitutto come immagine, sicchè l’intera procedura della psicologia archetipica è immaginativa’. Cercando di riportare queste considerazioni metodologiche nella stanza dell’analisi- aggiunge Mondo- porremo una particolare attenzione al campo immaginale che si struttura nella relazione analitica. Per campo immaginale intendiamo non solo le narrazioni immaginative spontanee come i sogni, le fantasie o le rappresentazioni con tecniche espressive, ma l’intera trama narrativa che si organizza nella relazione terapeutica tra i soggetti interagenti. L’intero spazio con i suoi oggetti, tra cui i nostri stessi corpi, è parte del campo archetipico- conclude- e contribuisce attivamente alla costruzione immaginale”.
Per informazioni e prenotazioni, inviare un’email a scuolapsicoterapia@ortofonologia.it. Il numero di posti è limitato e verrà rilasciato un attestato di partecipazione.


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