Di fronte alla stessa prova, ad una esistenza costellata da perdite e lutti, devastata da eventi traumatici, due persone possono reagire in maniera completamente diversa: una portandone per sempre i segni e la seconda facendone una sorta di spunto positivo. Insomma, il nostro destino non è il frutto di ciò che ci accade, o meglio, alcuni di noi posseggono una capacità particolare di elaborare ed affrontare le avversità della vita, non di rado volgendole a proprio vantaggio.

Questa capacità si chiama “resilienza”: il termine deriva dalla fisica dei materiali ed indica la capacità di un materiale di resistere ad un urto anche violento senza spezzarsi. In questo senso il vetro non è un materiale resiliente, il plexiglas si. Il concetto ha travalicato le discipline ed è piaciuto agli psicologi che lo hanno usato proprio per definire la capacità di alcune persone di assorbire e fare tesoro degli “urti” della vita. La nostra storia non è il nostro destino. Per fortuna. La racconta in un percorso di storie cliniche il professor Sergio Astori, psichiatra a Milano che sull’argomento ha scritto un libro, rigoroso ma alla portata di tutti. Parla della capacità di adattamento, presa in prestito in fondo dalla stessa capacità plastica del nostro cervello. Beati coloro che riescono a imparare a leggere il bicchiere mezzo pieno ma soprattutto a usare le avversità a proprio favore. Ecco i resilienti sono quelli che di un trauma fanno un trampolino di lancio. Spesso a favore degli altri per restituire il favore, per far sì che ad altri non accada. Astori rende centrale l’aspetto della responsabilità del gruppo di sostegno, fondamentale per riparare e curare le ferite. Si tratta di uno dei più importanti fattori protettivi insieme alla pazienza, perché certi traumi si riparano col tempo, e con la capacità di sperare e perseverare. “E’ una speranza realistica che non nega la realtà dei problemi “spiega Boris Cyrulnik il padre di questo filone di studi.

Ci sono bambini vittime di abusi, che hanno subito maltrattamenti, lutti precoci, guerra che diventano adulti equilibrati e felici. Adolescenti allo sbando che si tramutano in adulti capaci di dare il buon esempio. Si tratta di un concetto molto rassicurante e ottimistico: non siamo condannati ad un destino avverso, esistono risorse interne che rappresentano una vita d’uscita’. Pensiamo ai veterani, ai reduci, ai sopravvissuti all’Olocausto a persone che hanno subito drammi e perdite indicibili e affermano: “è stata la mia fortuna”. E’ possibile perché hanno fatto i conti con la propria identità narrativa, hanno ripercorso la propria storia, non l’hanno rimossa, l’hanno riletta e le hanno dato un senso nuovo.

La resilienza infatti prevede un “riorganizzazione” di se stesso che si basa su un processo di coping (reazione positiva) e empowerment, in pratica un potenziamento, un accrescimento delle proprie competenze e spesso la vita ci insegna che ‘non tutto il male viene per nuocere’.

RESILIENZA – andare oltre: trovare nuove rotte senza farsi spezzare dalle prove della vita

Sergio Astori

San Paolo

2017

141 pp

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