I single che vivono in città, superiori a 50mila abitanti (in tutto in Italia sono circa otto milioni), sono di gran lunga più attenti delle coppie alla qualità della vita e spendono il 20% in più di coppie o nuclei familiari per il cibo biologico. La spesa sale ulteriormente se si considera la fascia di età 30 – 50 anni. Lo rivela uno studio dell’agenzia di comunicazione Klaus Davi and company.

Lo studio ha preso in esame oltre 400 coppie e 180 single a cui sono state rivolte domande sulle loro abitudini alimentari. E’ risultato che i single, soprattutto donne, spendono anche il 30% in più delle coppie in cibi biologici.

Non sempre la motivazione è da ricollegare al salutismo. Sia chiaro che per la stragrande maggioranza l’attenzione alla qualità è la motivazione principale. Ma c’è chi lo fa perché “è una moda” (22%) o perché consigliato da amici o amiche (15%), definiti dai sociologi conformisti. Un corposo 23% dichiara di acquistare cibi biologici per “coccolare e gratificare il proprio corpo”. Un 17% è invece convinto che siano “prodotti più controllati”.

La cosa curiosa dello studio è che fra i single sono le donne a trainare i consumi bio. Secondo lo studio di Klaus Davi le donne single “contagiano” anche le madri e quindi le famiglie le seguono a ruota.

Lo speciale ha dato spazio ai principali operatori del settore. Non ha dubbi Giada Caudullo, vicepresidente di Solgar spa: “Oggi la consapevolezza dei consumatori è notevolmente aumentata. Proprio perché i prodotti nutraceutici passano attraverso la farmacia e canali specializzati la gente si sente più sicura. Il nostro è per definizione un consumatore più accorto ma la sensibilità si sta rapidamente diffondendo a tutti i livelli sociali”. D’accordo Serena Stoppoloni, sales&marketing director di Antica Erboristeria: “La nostra missione, ovvero dare un’alternativa di consumi più in linea con l’ambiente, rende la consumatrice felice e soddisfatta di un prodotto che non sia invasivo e che sia delicato”. “Diciamo che il consumatore oggi è molto più attento a tutto ciò che vuol dire benessere e a tutto ciò che vuol dire qualità perché la sensibilità è accresciuta e su certi segmenti le persone sono più disposte ad investire perché ne va della salute loro e dei loro figli”, afferma Paolo Morale, vicepresidente di Alkemilla.

Per Anna Vietti, membro consiglio amministrazione di Lauretana, “sicuramente le donne sono state trainanti in questo processo di consapevolezza che ora sta interessando i nuclei familiari, ma anche i giovani hanno sviluppato una forte sensibilità ecologica”. “Se c’è maggiore consapevolezza lo dobbiamo anche a questa crisi generalizzata che ha fatto maturare i consumatori, li ha fatti evolvere”, osserva Roberto Zanoni, direttore generale di EcorNaturaSì. Per Massimo Monti, amministratore delegato di Alce nero, “c’è una scoperta dell’artigianalità, c’è maggiore attenzione alla tipicità cioè provenienza dal territorio, c’è molto più interesse all’aspetto nutrizionale; credo sia una tendenza che coinvolge tutta la società”. Un forte aiuto alla consapevolezza biologica l’hanno fornito i canali distributivi, secondo Paolo Saccone, direttore vendite di Ki Group Italia. Non ha dubbi Daniela Villa, direttore tecnico e socio fondatore di Erbolario: “Negli ultimi anni c’è stato un forte salto di qualità dei consumatori dovuto anche a una svolta culturale che non è un effetto di oggi ma deriva, come nel nostro caso, da un impegno che risale al 1976“.


PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   

A proposito dell'autore

Scrivi