Secondo appuntamento con la nostra Chiara GI che questa volta ci parla di pasquetta, di Micaela Ramazzotti e di una pellicola che non convince del tutto…

 

Pasquetta di qua, pasquetta di là, ma che facciamo?
Alla fine ho deciso di andare al cinema a vedere il nuovo film di Giorgia Farina: “Ho ucciso Napoleone” con la bellerrima e simpatica Micaela Ramazzotti.

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La storia, ambientata in una Roma di grattacieli alti che sembra quasi di stare a New York, è quella di Anita, intraprendente e impassibile lavoratrice dall’apparente curriculum perfetto.
Ha solo un problema: è incinta.
E nel giro di due giorni si ritrova madre e disoccupata. Infatti l’azienda per cui lei lavora, prima la promuove e poi la caccia via.
Ritrovatasi in mezzo ad una strada, anzi per meglio dire, in mezzo ad un parchetto (perché è lì che quasi tutto il film si svolge) si rimbocca le mani per mandare in rovina l’artefice della sua, di rovina, il padre di suo figlio, Paride – collega sposato già padre di due gemelle – con l’aiuto di un gruppetto di donne “particolari” e un collega col tipico profilo da disagiato sociale.
La vendetta è servita, insomma, ma niente è come sembra e il film assicura colpi di scena interessanti.
Giorgia Farina, già nota ai festival di Toronto e Venezia per i suoi fortunati cortometraggi, torna sul grande schermo dopo il suo primo lungometraggio, commedia noir tutta rosa, “Amiche da morire”, per dirigere questa seconda commedia, cinica e stilizzata.
Io aggiungerei fin troppo stilizzata.
La narrazione appare infatti debole e superficiale a causa della quantità e della mancanza di spessore dei personaggi che sono quasi stereotipi vuoti di vite che non possono esistere realmente.
I discorsi sono banali e le battute circoscritte in una forma parodistica troppo elementare che incide sulla credibilità degli intrecci relazionali, penalizzando la cifra morale della storia stessa (non male).
D’altra parte, nonostante l’impeccabile interpretazione della Ramazzotti la renda una vera str**za coi fiocchi, devo dire che la preferivo più imbranata e meno chic.

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La Micaela di “Posti in piedi in paradiso” [di e con Carlo Verdone, 2012] cardiologa che misurava la pressione con gli auricolari del telefono e che si abbandonava ad un “ma vedi de annà a fanculo!” senza pari.
Forse un po’ quella dottoressa svampita ci manca.
A te no Micaè?

 

Potete seguire Laura GI sul suo blog THE DIRECTOR’S CUT o sulla pagina facebook


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