La Sandplay therapy un approccio di tipo analitico che fa parte della psicologia del profondo junghiana.
Ideata negli anni ’50 da Dora Kalff, analista svizzera, la Sandplay Therapy si è diffusa in tutto il mondo: dagli Stati Uniti al Brasile, Canada, Israele, Europa, Giappone, Svizzera, Cina, Corea del Sud, Danimarca, Sudafrica e Taiwan.
Forse, tra tutti gli approcci psicoanalitici, la Sandplay therapy è il più utilizzato per la sua facilita di applicazione sia in età evolutiva che in età adulta.

Il gioco della sabbia è nato come lavoro psicoterapeutico con i bambini.
Propone per l’appunto un gioco- afferma Carla Cioffi, neuropsichiatra infantile- un metodo non verbale che li aiuta ad esprimersi attraverso un percorso di immagini. I terapeuti della sabbia -dice il medico- osservano il processo psicologico e trasformativo dei pazienti tramite le immagini che si susseguono sulla sabbia e in cui appaiono rappresentati non solo i loro traumi ma anche le loro possibilità di guarigione. Sulla sabbia agiscono due sinergie: il conscio e l’inconscio, che insieme creano immagini, sviluppano associazioni e risvegliano ricordi”.
La terapeuta supporta minori con difficoltà di tipo emotivo-comportamentale “Hanno un’intelligenza indenne ma con un funzionamento alterato. Gli adolescenti che vedo- prosegue l’analista- hanno problematiche importanti e sono spesso bloccati nella loro crescita evolutiva, possono presentare disturbi alimentari, di attenzione o di comportamento”.
La Sandplay Therapy non può essere esercitata da tutti. “Per praticarla bisogna essere psicoterapeuti e aver seguito un percorso di analisi personale e con le sabbie”.
Ci sono esperti di Sandplay Therapy- conclude Cioffi- che da tanti anni girano il mondo per portare la formazione alla Sandplay therapy anche nei paesi emergenti e far uscire la pratica clinica da un approccio esclusivo dei paesi culturalmente più avanzati

Per questo motivo, l’Istituto di Ortofonologia (IdO) ha deciso di promuovere sabato e domenica, 16 e 17 maggio, a Roma un seminario dal titolo ‘Sandplay Therapy.
Il gioco e le immagini nella Psicologia Analitica’, nell’Aula magna dell’I. C. Regina Elena, in via Puglie 4 dalle 9 alle 18
Sabato 16 maggio la dottoressa Cioffi inquadrerà questo approccio analitico da un punto vista storico culturale, nell’evoluzione della Psicologia analitica del Novecento, per passare poi agli aspetti teorici e alle applicazioni pratiche della metodologia. Inoltre, l’esponente dell’Aisp presenterà il caso clinico di un bambino di 8 anni attraverso la lettura di 7 sabbie.
Nel pomeriggio ci sarà Eva Pattis Zoja, analista junghiana per l’infanzia (Cipa/Iaap) terapeuta anch’ella della Sandplay therapy (aispt/isst) e fondatrice della International association of expressive sandwork (Iaes), che presenterà il ‘Sandwork espressivo: una proposta terapeutica in situazioni di abbandono e violenza’.
Il Sandwork è stato ideato dalla stessa Pattis Zoja come supporto psicologico da applicare nelle situazioni di emergenza, guerra, catastrofi naturali e degrado sociale in genere. Al seminario IdO la fondatrice dell’Iaes mostrerà il lavoro svolto in situazioni di estrema difficoltà umana e psicologica.
La due giorni di formazione terminerà domenica 17 maggio, e nel corso della giornata verranno proiettati video e immagini sulla Sandplay Therapy per stimolare e attivare un vero e proprio laboratorio esperienziale con i presenti.

Per informazione sulle modalità di partecipazione al seminario, è possibile scrivere a scuolapsicoterapia@ortofonologia.i


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