Prof. Giancarlo Castaman (Firenze Careggi): “Un numero ridotto di infusioni consente una vita migliore e più attiva”. Gli ultimi dati presentati al congresso dell’American Society of Hematology confermano i benefici dei due farmaci a emivita prolungata.

SOBI (Swedish Orphan Biovitrum) e Bioverativ presentano nuovi dati a conferma della prolungata emivita dei farmaci sviluppati con la tecnologia di fusione Fc, prodotti con la tecnologia del DNA ricombinante in una linea di cellule embrionali umane: Elocta (fattore VIII ricombinante, efmoroctocog alfa) per l’emofilia A – e Alprolix (fattore IX ricombinante, eftrenonacog alfa) per l’emofilia B. Questi farmaci sono realizzati grazie all’ingegneria genetica: il fattore di coagulazione viene fuso nella porzione FC dell’immunoglobulina specifica (un particolare anticorpo): in questo modo è possibile utilizzare un percorso naturale per prolungare il tempo di permanenza della terapia nel corpo (emivita).

I risultati arrivano da una nuova analisi longitudinale post hoc degli studi cardine di fase III A-LONG e B-LONG e degli studi di estensione a lungo termine ASPIRE e B-YOND, presentata al 59° meeting annuale dell’American Society of Hematology.

L’Italia ha partecipato a entrambi gli studi, A-LONG e ASPIRE, che sono stati condotti nei Centri di Milano, Vicenza e Firenze.

“Questi risultati confermano che con Elocta (il farmaco per l’emofilia A) oggi possiamo offrire al paziente una settimana libera da terapia, grazie a un intervallo di dosaggio di sette giorni, ha spiegato a O.Ma.R. – Osservatorio Malattie Rare il prof. Giancarlo Castaman, Direttore del Centro Malattie Emorragiche e della Coagulazione dell’AOU Careggi di Firenze, nel quale si è svolta la sperimentazione. “Il 91% dei pazienti che avevano iniziato un dosaggio settimanale (65 UI/kg) hanno mantenuto invariato tale intervallo, sempre con un basso numero di episodi emorragici spontanei. Con questa terapia, e quindi con un numero ridotto di infusioni venose, la qualità di vita dei pazienti migliora significativamente, e in particolare nella fascia pediatrica e giovanile consente una vita più attiva, prosegue Castaman. “Occorre identificare correttamente, attraverso la storia clinica e l’analisi farmacocinetica, quali sono i pazienti più adatti a sostenere un tale approccio, per consentir loro di ottenere il massimo vantaggio in termini di protezione offerto da questi nuovi prodotti a emivita prolungata”.

Secondo questi dati, il dosaggio settimanale di Elocta in profilassi fornisce una migliore protezione dai sanguinamenti rispetto al trattamento episodico, nonché una più efficace risoluzione dei danni alle articolazioni bersaglio e una riduzione del carico terapeutico. L’efficacia e sicurezza del prodotto sono state studiate in pazienti affetti da emofilia A, a partire dal 2010. Con Elocta, i pazienti possono estendere gli intervalli di dosaggio fino a cinque giorni, con infusioni meno frequenti. Nello studio, 43 adulti e adolescenti (con più di 12 anni) sono stati esposti a un intervallo di dosaggio settimanale di Elocta per una durata mediana di osservazione di 3,1 anni. Tutti i pazienti hanno fatto registrare un’alta aderenza alla terapia, e la maggior parte di coloro che hanno scelto di iniziare un regime di dosaggio settimanale, ha poi mantenuto lo stesso dosaggio.

Anche nell’emofilia B grave si possono avere sempre meno infusioni grazie al dosaggio individualizzato con Alprolix, ogni 14 giorni o più. Con la più lunga esperienza nel mondo reale rispetto a qualsiasi terapia a emivita prolungata per l’emofilia B oltre150 pazienti adulti, adolescenti e pediatrici studiati per oltre tre anni, come parte di un solido programma di sviluppo clinico e di uno studio di estensione, Alprolix coniuga i benefici della protezione con un ridotto carico di trattamento.

Utilizzando i dati dello studio cardine di fase III B-LONG in 123 pazienti con emofilia B grave e dello studio di estensione a lungo termine su Alprolix B-YOND, che comprendeva 93 pazienti provenienti da B-LONG, i ricercatori hanno valutato gli esiti a lungo termine di 22 partecipanti allo studio (adulti e adolescenti con più di 12 anni) nel gruppo di trattamento individualizzato che è passato a regimi di dosaggio profilattico di 14 giorni o più. I dati dell’analisi longitudinale hanno mostrato che questi soggetti hanno ottenuto una costante protezione dai sanguinamenti con intervalli di dosaggio profilattici fino a tre anni.

L’emofilia

L’emofilia è una malattia rara di origine genetica legata alla coagulazione del sangue: si manifesta quasi unicamente nei maschi mentre le donne possono essere portatrici sane. Questo perché si eredita attraverso il cromosoma X (x-linked) ed è caratterizzata dalla carenza di uno specifico fattore della coagulazione. Ne esistono principalmente due forme – emofilia A ed emofilia B: la prima è dovuta alla carenza di Fattore Otto (VIII), la seconda alla carenza di Fattore Nove (IX). La malattia può manifestarsi in forma grave, moderata o lieve a seconda dell’entità di questa carenza. Nei casi più severi le emorragie sono spontanee, anche in assenza di trauma. Basta un emartro (sangue che si raccoglie nella cavità di un’articolazione) per innescare una catena che può portare a danni irreversibili. Quando l’artropatia peggiora si può arrivare fino al blocco articolare e alla perdita di mobilità.

Grazie alla terapia di profilassi personalizzata, che comporta l’infusione regolare di fattore sostitutivo nei pazienti, la patologia può essere tenuta sotto controllo, i danni possono essere prevenuti e la mobilità può essere preservata in maniera eccellente.

In Italia l’emofilia colpisce circa 5mila pazienti (4.879), di cui 4mila di tipo A e quasi mille (859) di tipo B(Fonte ISS 2015)

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