Più della metà delle donne in trattamento con farmaci biologici per malattie infiammatorie e autoimmuni interrompono le terapie nei primi due trimestri di gravidanza.

Sono i risultati su dati longitudinali di una ricerca eseguita dal 2002 al 2012 nel British Columbia: il 31% delle donne sospende le terapie con farmaci biologici nel primo trimestre e il 38% nel secondo. Le donne con AR avevano 3 volte maggiori probabilità di interrompere la terapia biologica rispetto alle donne con malattie infiammatorie intestinali.

“Con una prevalenza di oltre 3 volte nelle gestanti con Artrite Reumatoide rispetto a quelle che soffrivano di malattia cronica intestinale così come emerso dallo studio pubblicato su Arthritis Care and Research. I motivi sono diversi” spiega il Professor Bruno Laganà, Presidente della Società Italiana di Gastroreumatologia “dal timore degli effetti sul feto e sul nascituro. Sospendere i farmaci biologici però è una decisione che va valutata caso per caso, per non rischiare una riemergenza dei sintomi e una progressione dei danni che risultano poi stabili e irreversibili. Le terapie attuali garantiscono ad una buona parte di pazienti di mantenere una remissione prolungata. Il controllo degli indici di infiammazione (ad esempio velocità di sedimentazione delle emazie, proteina C reattiva), insorgenza o peggioramento di anemia può portare precocemente ad individuare la riacutizzazione della malattia”.

L’80% dei pazienti reumatologici è rappresentato da giovani adulti dai 18 ai 65 anni attivi e con una ampia rappresentanza di donne in età fertile che desidera dei figli.

Oggi avere un figlio, partorire e poi allattare, per le donne che soffrono di malattie autoimmuni, manifestazioni reumatologiche come spondiloartriti, artrite reumatoide, e malattie infiammatorie croniche intestinali come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa. non ha più specifiche controindicazioni. La gravidanza va però programmata con attenzione, scegliendo il momento in cui la malattia sia in uno stato stabile di quiescenza, apportando alcune modifiche alla terapia farmacologica assunta, in modo tale da non arrecare danni né alla madre né al feto ma soprattutto facendosi seguire, sin dalle prime fasi della gestazione, da un team medico multidisciplinare.

“La gravidanza certamente è una condizione fisiologica che tuttavia, in pazienti con malattie reumatiche autoimmuni, determina alcune problematiche” sottolinea il professor Vincenzo Bruzzese, past president della Società Italiana di Gastro Reumatologia “Si è portati spesso a prescrivere una riduzione dei farmaci in corso di gravidanza, nella convinzione che soprattutto i farmaci reumatologici siano dannosi per il feto e per la madre. Oppure, si ritiene che alcune malattie come l’artrite reumatoide possano avere una remissione dovuta alla gravidanza e quindi permettere, secondo alcuni medici, la sospensione dei farmaci. Questo assunto è stato smentito dalle nuove ricerche scientifiche1: per esempio, sappiamo che adesso è possibile somministrare anche in gravidanza farmaci convenzionali in uso per la terapia  dell’artrite reumatoide; ma anche alcuni farmaci biologici della famiglia degli anti TNF 2 possono essere presi per tutti e nove i mesi”.

In particolare, “le donne affette da spondiloartrite (SpA) o malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) possono avere gravidanze di successo se correttamente seguite da un team che attui un attento monitoraggio del benessere materno-fetale e imposti una terapia mirata al mantenimento della remissione della malattia materna compatibilmente con il corretto sviluppo del feto” interviene la dottoressa Micaela Fredi, U.O. Reumatologia e Immunologia Clinica agli Spedali Civili di Brescia in occasione del Congresso romano: “Con controlli più frequenti rispetto a quelli di una gravidanza normale”.

“Ad oggi” continua la dottoressa Fredi “un numero sempre crescente di giovani donne in condizioni di SpA e MICI riceve farmaci biotecnologici. La posizione iniziale dei medici prevedeva il mantenimento della terapia con anti-TNFalfa3 fino al test di gravidanza positivo e poi una precauzionale sospensione di tale terapia. Tuttavia l’incremento dei dati a disposizione1 attualmente permette di continuare la terapia con anti-TNFalfa fino al terzo trimestre o per tutta la gravidanza (a seconda del farmaco utilizzato)”.

Le donne con malattia reumatica possono comunque presentare una riacutizzazione nei mesi successivi al parto, talvolta dopo poche settimane” avverte la dottoressa Fredi “Pertanto, uno stretto monitoraggio clinico e laboratoristico è raccomandabile a partire da 40-50 giorni dopo il parto e per almeno i successivi 6 mesi”.

 

1M. Ostensen, Which drugs in pregnant patients?, BMJ, Ann. of the Rheumatic Diseases, 2017; 76:28; L. Sammaritano, Management of Systemic Lupus Erythematosus during pregnancy, Ann. Rev. of Medicine, 2017 Vol. 68:271-285; Flint et al., BSR and BHPR guideline on prescribing drugs in pregnancy and breastfeeding, Rheumatology, Volume 55, Issue 9, 1 September 2016, Pages 1693–1697; Götestam Skorpen C, et al. The EULAR points to consider for use of antirheumatic drugs before pregnancy, and during pregnancy and lactation. Ann Rheum Dis. 2016 May;75(5):795-810; Østensen M, et al. State of the art: Reproduction and pregnancy in rheumatic diseases. Autoimmun Rev. 2015 May;14(5):376-86; etc.

 

2Un medicinale biologico è quello che contiene una o più sostanze attive derivate da una fonte biologica: questa la definizione dell’European Medicines Agency (EMA) che include anche i farmaci ottenuti con biotecnologie, come per esempio geni codificanti proteine. Fanno parte dei farmaci biologici i prodotti con ormoni, enzimi, emoderivati e medicinali immunologici come sieri e vaccini, immunoglobuline ed allergeni, ma anche anticorpi monoclonali.

 

3I farmaci biotecnologici anti-TNFalfa sono degli anticorpi monoclonali diretti verso il TNFalfa. Sono degli anticorpi, quindi proteine di notevoli dimensioni e il passaggio transplacentare di queste molecole inizia e si perfeziona nel secondo trimestre e diventa più efficiente nel terzo trimestre di gravidanza. I farmaci antiTNF alfa, ad eccezione del certolizumab e dell’etanercept, sono delle Immunoglobuline IgG1 e vengono riconosciute dal recettore Fc neonatale. Per etanercept e certolizumab invece, invece il passaggio transplacentare è ridotto rispetto alle altre molecole della categoria.


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