C’è chi dice che è un ‘vizio’ che fa male, chi ne esalta gli aspetti positivi, chi lo considera una preziosa ancora di salvezza. Ma dove sta la verità? Ciuccio, alleato o surrogato? “Il ciuccio è sicuramente un comodo alleato della mamma (o di chi accudisce il bebè), che lo utilizza come rimedio di emergenza per placare il bambino quando non può consolarlo in altro modo” “E’ vero però che spesso lo si dà al piccolo come primo rimedio per calmarlo ogni volta che piange, senza cercare di capire il motivo del pianto o tentare altre forme di consolazione, come far sentire la propria voce, cullarlo, prenderlo in braccio o più semplicemente allattarlo. Certo, sono rimedi che richiedono più tempo o la presenza fissa della mamma, che non sempre può essere disponibile”.

Perché piace tanto? “Il ciuccio ha una forte valenza consolatoria, perché l’atto del succhiare è qualcosa di istintivo, che il bambino faceva sin da quando era nella pancia della mamma. In più il ciuccio rappresenta un ‘riempitivo’, qualcosa che toglie la sensazione di ‘vuoto’ che il piccolo può provare quando la mamma è lontana o quando avverte una qualunque sensazione di disagio”.

L’ età migliore e più adatta affinché il ciuccio venga abbandonato sia verso i 3 anni e mai più tardi, poiché è in questo periodo che il bambino diventa più sicuro di se stesso e comincia a padroneggiare le sue abilità.

Ecco qualche consiglio utile per togliere il ciuccio in modo efficace ma indolore, ma anche per farne un uso consapevole.

Il distacco deve essere progressivo e occorre essere pazienti e comprensivi, evitando la fretta e l’intransigenza: all’inizio si può mostrare al piccolo dove si intende conservare il ciuccio (ad esempio in una scatolina), e darlo al bambino soltanto dietro una sua precisa richiesta (per esempio prima di addormentarsi).

Possiamo incominciare a proporgli di mettere da parte il succhiotto, suggerendogli magari di regalarlo al suo orsacchiotto preferito che “E’ ancora molto piccolo e quando resta solo e tu non ci sei è tanto triste”.

Si possono concedere piccoli regali di gratificazione allorquando accetta di non usarlo in certi momenti della giornata, ad esempio prima del sonnellino pomeridiano.

Si può eseguire un “piccolo rituale” per confermare il distacco definitivo come ad esempio buttarlo in un fiume (magari per finta, per non contribuire all’inquinamento delle acque!) o regalarlo come fosse qualcosa di “sacro” (l’importante è che il bimbo partecipi all’evento e si senta coinvolto nel rito in modo che, se in futuro avrà nostalgia del ciuccio, deve sapere che è stato lui ad aver scelto di abbandonarlo per sempre).

In ogni caso occorre scegliere un periodo di tranquillità in cui non vi siano situazioni di stress, ad esempio tensioni anche passeggere tra mamma e papà oppure la nascita di un fratellino o l’inizio del nido o dell’asilo: un momento buono può essere un periodo di vacanze o la festa di compleanno.
Il consiglio è di aspettare pazientemente che il bambino decida di diventare grande, rinunciando spontaneamente al ciuccio, sapendo che egli non riceverà alcun danno psicologico da un uso prolungato (può essere invece vero il contrario), evitando di stressare o ricattare il piccolo con giudizi, critiche o rimproveri che possono portare solo a caricare il gesto della suzione di sensi di colpa e di ansia, che lo radicano ancora di più nella sfera affettiva e lo rinforzano.

E come sempre care mamme, chiedetevi…… “Ma io, sono davvero pronta affinché il mio piccolo abbandoni questo simbolo cosi da cucciolo e cominci a crescere?”.

A cura di Fabiana Piccirilli Assistente Sociale e Coordinatrice dell’asilo Nido “La Libellula” – Cooperativa Sociale Trerus – Ceprano

Resoconto degli incontri tenuti dalle Psicologhe e Psicoterapeute – Dott.ssa Giovanna Federici, Florinda Caprio e Mariangela Fiorelli presso l’Asilo Nido “La Libellula” – Cooperativa Sociale Trerus- Via P.D. Passionista 35, 03024 Ceprano


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