Torna la nostra Fashion Blogger Naomi Giudice e lo fa con un articolo scoppiettante che parla di barba e sesualità!

A cura di Naomi Giudice

Non raccontiamoci frottole… Quella della Gazzetta dello Sport a letto e quella degli ammiccamenti alla portinaia svedese erano scuse: la Mondaini era frustrata perchè Raimondo si faceva la barba.

E’ da sempre che la barba rappresenta per l’uomo un bonus di vigore, a tutto vantaggio di temibili deliri d’onnipotenza di supermachi old style come Chuck Norris e Beppe Grillo, nonché un irresistibile arma di seduzione, che esercita sulla donna l’appeal del bello e dannato/ micino arruffato dudù dadadà.
Se la donna baffuta è sempre piaciuta infatti, dell’uomo barbuto non ne parliamo….
Non sarà un caso che tra le fatiche dell’uomo delle caverne nessuno abbia mai menzionato l’accoppiamento, né che il sogno di ogni bambina sia quello di affondare timidamente la manina nella soffice e candida coltre natalizia di Santa Claus, o ancora che le più devote si consacrino al messianico fascino fricchettone di paleocristiana memoria.
Il passato ci insegna d’altro canto che siano stati proprio uomini ipertricotici a fare la storia.
In principio fu Zeus a fecondare ¾ di Olimpo, il Mar Rosso si spalancò al cospetto di Mosè e Nerone organizzò il barbecue più cool della storia nella Roma Antica.
I filosofi della Grecia classica riponevano nel gesto di appuntirsi la rigogliosa appendice che gli germogliava dal mento sprezzo e saggezza, Dante si fece dare uno strappo nello Stige da Caronte vecchio e canuto e nel 6OO fu la volta della rivisitazione metrosessuale dei nobili con i bigodini e i boccoli d’oro. Garibaldi e Abramo Lincoln, Einstein e Freud, gli hippies e Che Guevara.

barba fiori

La leggenda narra che un uomo che sacrifichi la propria barba per una donna non meriti nessuna delle due e recenti statistiche provano che una rilevante percentuale del gentil sesso preferirebbe incontrare Enzo Miccio dopo 2 ore di zumba piuttosto che assistere inerme al regressum ad uterum dell’uomo imberbe post-rasatura.
Nei triangoli amorosi, se l’altra ha sempre 10 anni in meno e una taglia di reggiseno in più, l’altro ha la barba: Olivia subisce il fascino di Bruto nonostante la proverbiale prestanza fisica del suo fedele e vegetariano lupo di mare Braccio di Ferro, Brooke stravolge la trama di Beautiful mollando Ridge per il cognato, nonché consuocero, nonché Mr. Tamarrocomemenessunomai Bill Spencer e sono sicura che se Gaston non fosse stato un habituè del rasoio bilama anche Belle si sarebbe risparmiata la missione di incivilimento della Bestia.
Se al carisma innato di Pierfrancesco Favino o al sex appeal congenito di Matthew McConaughey si accompagnasse il valore aggiunto della barba incolta, la definizione di “onor del mento” sarebbe ampiamente superata e il mix diventerebbe letale per ogni elemento femminile del globo terracqueo, alghe annesse, a sola esclusione delle parenti più prossime, perchè – si sa – dietro una grande barba c’è sempre il grande disappunto di tua nonna.

barba matita b2

La classificazione degli irsuti è particolareggiata: c’è la scuola francese di Vincent Cassel e quella spagnola di Javier Bardem, la categoria “gladiatore” capeggiata da Russell Crowe, a cui si accorpano le varianti pallonara di Daniele De Rossi e truce-culinaria dello chef Rubio, e la categoria “pirata” dell’incontrastato Johnny Depp, sulle cui orme arranca il bomber bianconero Osvaldo.
Poi c’è “il naufrago” (vd. Tom Hanks in Cast Away e Ulisse, che fa capitolare principesse, regine, maghe e sirene) e “l’artista”, che in virtù della sua barba viene insignito di una sensibilità cantautorale a cui rendono onore Jovanotti e Cremonini ma che già con Marco Masini comincia a dare evidenti segni di cedimento (un discorso a parte andrebbe fatto per l’ultima vincitrice dell’Eurovision Contest Song, Conchita Wurst, degenere fusione antropomorfica tra Celine Dion e Luciano Pavarotti).
Di recente formazione, infine, la classe “star in libera uscita” che racchiude i più celebri sex symbol hollywoodiani (vd Adam Levine e Ryan Gosling) paparazzati nel tempo libero con il berretto, il bibitone di cappuccino in mano e la barba di 4 giorni, e per i quali è stata istituita dal prossimo anno una speciale categoria del premio Oscar per il miglior sciatto protagonista dei sogni erotici del pubblico femminile. Inutile dire che la statuetta sfoggerà per l’occasione una barbetta posticcia e che a vincerla NON sarà Leonardo Di Caprio.
Da una grande barba derivano grandi responsablità e tutto sta nella combinazione: con la giacca beige ecco servita la nervosa insofferenza del semprenero Massimo Cacciari, se la testa è pelata l’effetto è quello Oscar Giannino ed allora è imminente il conferimento di una laurea in bufaledacampagnaelettorale (che poi si scoprirà essere solo un master), se la barba è luuunga e sottile è automatica l’acquisizione di superpoteri sciamanici genere Rasputin/ Merlino/ suadente venditore di tappeti qualsiasi, e se la barba è in crescita progressiva, invece, è un attimo chè si vada incontro all’evoluzione Pannofino – Maestro Vessicchio – Hagrid di Harry Potter (con relative incombenze causa mocciosi visionari vs losco individuo senza naso).
Passi la diceria che “l’omo pe’ esse omo ha da puzza“, passi pure la questione dell’uomo senza pancia come un cielo senza stelle, ma la barba è un diritto, per ogni donna.
Il sacrosanto diritto di poter accarezzare un peluche testosteronico che al posto della medaglietta Trudi si scoli una pinta media (almeno fin quando il dopobarba alla fragranza di pino silvestre sarà messo fuori produzione).

barba poteto


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