Negli ultimi anni l’estetica professionale ha scoperto i benefici delle discipline orientali come valido aiuto per la cura del corpo e la ricerca del benessere. Molte di queste discipline hanno le loro radici in tempi lontanissimi ma la loro validità è sopravvissuta fino ai nosti giorni. La Medicina Ayurvedica (ayur = vita e veda = scienza, conoscenza) nasce più di 5000 anni fa in India e non si limita a curare le malattie ma cerca di prevenirle, ricreando il benessere attraverso non solo una maggiore attenzione per il nostro organismo, ma coinvolgendo nel processo anche lo studio dei flussi energetici che dal macrocosmo interagiscono con il microcosmo umano. Ma, per prevenire è necessario conoscere a fondo le cause dei malesseri. Secondo l’Ayurveda, a differenza di quanto afferma la medicina occidentale, le malattie non sono attribuite a fattori esterni, come batteri o virus, ma soprattutto a squilibri interiori. Tali disarmonie derivano da scompensi che si verificano nello scorrere delle forze vitali che, passando attraverso i Chakra del corpo, alimentano la nostra energia spirituale. L’origine di questi scompensi può essere imputata a tre fattori principali: il cattivo utilizzo dell’intelletto, quello dei sensi e l’influsso negativo delle stagioni. Per cattivo utilizzo dell’intelletto si indica una condizione comune a molti individui che può riassumersi in un concetto semplicissimo: troppa concentrazione sugli aspetti più materiali della vita o comunque troppa attenzione alla proprie esigenze pratiche in luogo di una prospettiva più ampia che tenga conto delle infinite interazioni esistenti tra l’uomo e l’universo infinito che lo circonda. Il Pragya Aparadha, ossia l’atteggiamento appena descritto, è la più grave causa di malattie perché si traduce in una limitazione spontanea delle proprie prospettive e richiede un grosso sforzo cerebrale. Anche perché la nostra mente per natura tenderebbe all’illimitato. Le cause sono molte ma possono essere imputate maggiormente ai modelli comportamentali che assimiliamo fin dall’infanzia. La società in cui viviamo, l’educazione che ci viene impartita fin dai primi mesi di vita, i rapporti che instauriamo con gli altri fin dall’infanzia, finiscono col porci limitazioni e vincoli irrinunciabili e imprevedibili che finiscono col generare un malessere interiore che col tempo diviene malattia. La coscienza spirituale con cui nasciamo viene come gambizzata da tutti questi processi mentali, contribuendo a generare il famoso squilibrio dei dosha. Rendersi conto di questa nostra deformazione mentale può aiutarci a migliorare e a cambiare in meglio il nostro modo di rapportarci col mondo, con la natura e le leggi che la regolano, e a superare i nostri problemi. Col termine Asatmya Indriyartha Samyog si indica invece l’uso sbagliato che facciamo dei nostri sensi. Diretta conseguenza dell’errato utilizzo dell’intelletto, l’utilizzo improprio dei sensi si esprime attraverso tre modalità: un uso eccessivo, o insufficiente della sensorialità, e infine un uso dannoso per le nostre emozioni. Il primo è forse il più semplice da spiegare e riguarda i molti stimoli percettivi cui siamo soggetti ogni giorno: dalla televisione urlata, alla musica e ai clakson a tutto volume, ai gas di scarico delle macchine, allo sforzo degli occhi davanti al pc o altro. Il secondo, deriva invece da stati d’animo quali apatia, solitudine, depressione, che ci spingono a isolarci e quindi a porre un innaturale freno alla nostra naturale predisposizione al sentire, intesa come bisogno di scambiare messaggi col modo sensoriale che ci circonda. Fa parte di questa limitazione autoimposta, anche l’isolamento in casa e la mancata esposizione ai raggi del sole che come sappiamo può portare a stati d’ansia e depressivi anche molto gravi. Per finire, i nostri sensi possono farsi veicolatori di stati emotivi pericolosi, quando ci fanno entrare in contatto con realtà negative. La visione di immagini angoscianti, paurose o cariche di tensione influisce sul nostro equilibrio mentale scatenando disarmonie che si riflettono poi sui nostri dosha e chakra. Ultima causa di malattie, ma non per questo meno importante è l’influsso che le stagioni hanno su di noi. Più complesso da spiegare, il Parinam, questo il nome di tale nefasta influenza, deriva fondamentalmente dalla difficoltà che il nostro fisico ha ad adattarsi ai normali cicli stagionali. A seconda della stagione, infatti, si ha un aumento o diminuzione dei bhuta, vale a dire degli elementi presenti in natura. In inverno c’è un aumento di vayu o jala, aria o acqua, mentre d’estate c’è un aumento dell’agni, ossia il fuoco. Quest’ultimo è presente anche nel nostro stomaco, ed è la forza che sottende alla digestione. Quando l’agni non funziona a dovere, le sostanze nutritive non vengono assimilate e si possono trasformare in ama (che come ricorderete sono gli accumuli di sostanze di scarto che si annidano all’interno dei tessuti). Questo malfunzionamento tende a rendere più deboli le nostre difese immunitarie e a facilitare l’ingresso di virus e batteri. Conosciute le cause dei mali da curare, si è pronti a iniziare il massaggio vero e proprio. Il Massaggio Ayurvedico, che viene effettuato ricorrendo a particolari olii essenziali, i quali hanno un duplice effetto benefico e protettivo, va ad agire direttamente sui punti energetici del nostro corpo. Basandosi su concetti diversi dal massaggio occidentale, quello ayurvedico sfrutta inoltre un tipo di manualità, di pressioni, espressioni, tiraggi, digitopressioni, pompaggi e strizzature molto profonde e lente. La sua funzione è di allungamento muscolare, movimento articolare e stimolazione dei Punti Marma (che sono punti anatomici costituiti dall’incontro di muscoli, nervi, vasi sanguigni, ossa, legamenti e articolazioni), con conseguente purificazione dei condotti energetici, i Chakra appunto. Le tecniche massoterapiche principali sono tre: quella del massaggio “pesante” detta anti-Vata, con azione riscaldante e antidolorifica; la tecnica “dolce” o anti-Pitta con azione calmante e rinfrescante; e la tecnica del massaggio “dinamico” detta anche anti-Kapha con azione drenante. Queste tecniche vengono applicate in corrispondenza delle tre costituzioni di base (Vata, Pitta, Kapha), anche identificate come i Tri Dosha, che derivano dalla combinazione tra i cinque elementi che governano il macrocosmo: terra, acqua, fuoco, aria ed etere. È essenziale quindi, prima di esercitare il massaggio ayurvedico su un cliente, individuarne la costituzione di base, condizione necessaria per poter scegliere la metodologia più pertinente, che permetta il raggiungimento di un totale benessere psico-fisico.

A cura di Danilo Panicali


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