Perché ci arrabbiamo? Secondo il filosofo Seneca, l’ira è l’esito di un errore di fondo del nostro modo di ragionare. A suo giudizio, a farci arrabbiare sono le aspettative pericolosamente ottimistiche nei confronti del nostro prossimo, oltre a una certa forma di egocentrismo che ci fa credere di essere proprio noi i destinatari degli eventi spiacevoli che si verificano. Arrabbiarsi fa parte della vita di ciascuno di noi: da un lato è un’emozione che ci spaventa, ma dall’altro sentiamo che, non manifestando la rabbia, finiremo per esplodere. Quasi sicuramente le arrabbiature che si vorrebbero eliminare non sono quelle accidentali e sporadiche, ma quelle che scoppiano con le persone con cui si vive e si lavora, quasi sempre persone alle quali siamo legate da vincoli affettivi. E naturalmente sono proprio questi i casi critici, perché arrabbiandoci rischiamo di danneggiare relazioni importanti. Secondo le statistiche, in più di un terzo dei casi le persone che ci fanno arrabbiare sono quelle che amiamo di più. Non basta: quasi un terzo delle arrabbiature è provocato da persone amiche e che ci piacciono, e solo un quinto da estranei o semplici conoscenti.

Ma perché ci arrabbiamo proprio con le persone amate, col fidanzato, il coniuge, i genitori e i figli? Perché con queste persone intessiamo rapporti carichi di aspettative, e soprattutto caratterizzati da un passato comune e da un progetto per l’avvenire. Se esiste un legame affettivo di lunga durata, riteniamo che l’altra persona ci conosca e che, poiché ci vuole bene, farà il possibile per farci piacere, o perlomeno per non farci dispiacere. Oppure, se si tratta di un rapporto con un forte elemento conflittuale, gli episodi di contrasti passati sono così presenti nella mente che si preannunciano e si prevedono anche quando non vi è necessità. Quando scatta l’associazione fra una parola pronunciata in tono neutro e il ricordo di un rimprovero abituale o temuto, ecco che si ritorna mentalmente in una situazione trascorsa e la rabbia che affiora è nutrita di frustrazioni e di conflitti del passato.

Tra chi soffre a causa della rabbia, vi è chi preferirebbe non arrabbiarsi mai per paura di rovinare i propri rapporti personali, oppure chi vorrebbe arrabbiarsi poco perché quando ciò accade sta male. In questi casi è importante sapere che arrabbiarsi è un evento difficilmente evitabile, ma che si può imparare a gestire in maniera funzionale.

Ecco alcuni consigli di semplice buon senso, che possono risultare utili nel gestire nel miglior modo le arrabbiature:
– se possibile, o appena possibile, allontanarsi fisicamente dalla persona o dal luogo dove ci siamo arrabbiati;
– iniziare, o riprendere, qualsiasi attività che ci occupi la mente e/o le mani, specialmente se sono attività che impegnano la nostra attenzione e richiedono uno sforzo mentale;
– procurarsi gratificazioni sicure e immediate, creando eventualmente un elenco di ciò che costituisce per noi un piacere: cucinare, leggere un libro, fare una passeggiata ecc…;
– parlare di ciò che ci ha fatto arrabbiare con le persone a cui vogliamo bene, che non ci aizzano ma prendono le nostre parti senza drammatizzare;
– mettere su carta quello che pensiamo e sentiamo, elencando le nostre ragioni; provare poi a immaginare cosa scriverebbe, cioè come descriverebbe la situazione, la nostra controparte;
– scrivere una lettera a chi ci ha fatto arrabbiare, anche se non sempre è una buona mossa mandarla. Se lo si fa, si può chiedere di avere una risposta scritta. In ogni caso, non usare la posta elettronica: è dimostrato che si tratta di un mezzo troppo immediato, che rende più difficile rileggere criticamente e modificare quello che si scrive.
Infine, qualora se ne avverta la necessità, è possibile rivolgersi ad un professionista, psicologo e/o psicoterapeuta, il quale può aiutarci a comprendere più a fondo l’origine dei nostri schemi comportamentali legati alla rabbia, cosicché sia possibile imparare ad arrabbiarsi in maniera più funzionale e adattiva.

A cura della dott.ssa Linda Veronese, psicologa clinica.
linda.veronese@ordinepsicologiveneto.it


www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

A proposito dell'autore

Scrivi