E’ assodato che il movimento è tra i pilastri di longevità e salute. Ma talora vige una certa confusione su quale attività svolgere, quanta e quante volte a settimana. La nuova tendenza in medicina è considerare l’esercizio fisico come una vera e propria terapia da prescrivere, come un farmaco, stilando una vera e propria ricetta. Quindi 30 minuti per cinque giorni a settimana o 50 minuti per tre sessioni, basta non far passare mai più di due giorni tra un allenamento e l’altro. L’inattività fisica è il quarto fattore di rischio principale per la morte prematura in tutto il mondo.

 

“Ormai numerosi studi diacronici hanno mostrato come per la maggior parte della sua esistenza sulla Terra l’uomo cacciatore/raccoglitore abbia fatto del movimento una caratteristica fondante del suo essere: se teniamo conto che il nostro DNA è cambiato di poco da allora, è possibile affermare che molte delle malattie croniche del XXI secolo (obesità, sindrome metabolica, diabete tipo II, malattie cardiovascolari…) siano dovute al connubio tra una alimentazione errata e comunque eccessiva rispetto alla sedentarietà che ormai ci contraddistingue” spiega il Dottor Marco Tullio Cau Coordinatore Anti Aging Branch della Clinica Salvator Mundi di Roma.

“Per prima cosa bisogna distinguere tra promozione dell’attività fisica, rivolta alla popolazione generale (es.: camminare fa bene), e prescrizione dell’esercizio fisico, vero e proprio atto medico rivolto a specifici soggetti con indicazioni su tipo, intensità, durata, frequenza” spiega durante i lavori del Convegno Sport, Salute e Alimentazione che si è svolto nella Sala Rossa del Coni a Roma a cura di Agemony.

 

I benefici del movimento sono evidenti sin dai primi anni di vita: Dwyer et al. hanno scoperto che gli studenti fisicamente attivi erano più propensi a essere accademicamente motivati e ad avere migliori risultati scolastici. “La capacità cardiorespiratoria che si sviluppa con un corretto esercizio allo sviluppo di nuovi vasi sanguigni e quindi ad una maggiore ossigenazione dei tessuti, compreso quello cerebrale, mentre la forza muscolare e la capacità motoria sono associate alla formazione di sinapsi tra i neuroni. La forma fisica può svolgere un ruolo chiave nella salute del cervello e nelle prestazioni accademiche nei giovani. Inoltre l’abitudine all’esercizio sin da piccoli è un predittore di attività anche in età adulta” racconta il Dottor Cau.

Lo studio ” Fitness muscolare e aerobica, memoria di lavoro e conseguimento accademico nei bambini ” ha dimostrato come la forma fisica influenzi i risultati di test accademici e cognitivi in un gruppo di ragazzi tra i 9 e gli 11 anni. La ricerca condotta da Shih-Chun Kao, dell’Università di Urbana in Illinois, ha concluso che la forma fisica aerobica è stata associata ad un aumento delle prestazioni matematiche e nelle funzioni algebriche

 

Eppure un quinto dei bambini (23%) in Italia non svolge regolarmente attività motorie nel tempo libero e circa un minore su dieci non le pratica neppure a scuola (11%), per mancanza di spazi attrezzati o perché non previste nel programma scolastico. E il 63% cammina al massimo mezz’ora al giorno e di questi, il 28% lo fa per meno di 15 minuti (Dati Save the Children).

“Non dobbiamo pensare allo sport come a tempo sottratto alla preparazione scolastica ma come un supporto strategico e indispensabile” sottolinea il Dottor Massimo Spattini Specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport, Certified in Anti-Aging & Regenerative Medicine (ABAARM – USA) e Direttore Scientifico del Portale Agemony.com

“una attività fisica costante migliora l’afflusso di sangue in zone come l’ippocampo dove vengono processati i ricordi e stimola la produzione di fatturi neurotrofici ossia sostanze che contribuiscono alla crescita delle cellule nervose come il BDNF (Brain-derived Neurotrophic Factor) che già nel 2002 è stato riconosciuto come coinvolto nei processi di apprendimento e nella formazione delle memorie a lungo termine oltre a proteggere dalla depressione” prosegue Cau.

 

Negli adulti anche solo 30 minuti di jogging al giorno (per le donne, 40 minuti per gli uomini) per cinque giorni alla settimana possono aumentare la vita di 9-10 anni: il movimento rallenta l’invecchiamento delle cellule ma l’allenamento deve essere intenso per ‘funzionare’. Lo ha rivelato una ricerca dell’Università di Brigham Young (ii) che ha misurato l’età biologica dei soggetti misurando la lunghezza dei telomeri dei volontari, le proteine alle estremità dei cromosomi che funzionano da indicatori della longevità di ciascun individuo. Quelli che svolgevano una attività intensa e regolare mostravano telomeri più lunghi.

 

Quello del movimento è un mantra che si accompagna alla convinzione che non sia mai troppo tardi per alzarsi dalla poltrona e spegnere il televisore per dedicarsi ad una vigorosa camminata: uomini e donne tra i 65 e i 74 anni studiati in uno studio longitudinale di 12 anni su 2465 partecipanti hanno mostrato un minor rischio di morte per tutte le cause se dedicavano il proprio tempo ad una attività regolare (Journal of the American Geriatrics Society).

 

Ma l’esercizio regolare può offrire protezione anche contro la malattia di Alzheimer così come sottolineato in un recente studio apparso su Journal of Alzheimer Disease (i): anche nei soggetti con familiarità per la malattia una attività moderata (di 68 minuti al giorno nella ricerca) ha normalizzato il metabolismo del glucosio nel cervello misurato con la PET, che indica una attività metabolica sana.

 

“Sempre recentemente” continua il Dr. Cau “un gruppo di ricerca Irlandese con il quale sono in contatto ha pubblicato una serie di studi che provano, ancorché su modelli murini, come l’esercizio abbia su questi pazienti un effetto neurogenico ippocampale e sia in grado di produrre una riduzione della neuro-infiammazione, aspetti, peraltro, che possono sicuramente essere d’aiuto anche nel rallentare la neuro-degenerazione non patologica alla quale andiamo tutti incontro con il normale invecchiamento”.

 

 

 

 

 

 

 

 


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